Mi Hazánk entra in Parlamento, ma resta marginale nella politica ungherese
Il partito di estrema destra ungherese Mi Hazánk (La nostra patria) ha ottenuto un ingresso in Parlamento, ma continua a mantenere una posizione marginale in un voto che segna un cambiamento significativo nel Paese. Mentre il duello tra Viktor Orbán e Péter Magyar si conclude con una vittoria dell’opposizione, il movimento guidato da László Toroczkai non riesce a tradurre il proprio consenso in un ruolo decisivo, riporta Attuale.
Accreditato come possibile ago della bilancia, il partito si ferma a una presenza limitata di 6 seggi su 199, rimanendo al di fuori della maggioranza. Tale scenario ridimensiona le ambizioni di Toroczkai, il quale mirava a una posizione in grado di influenzare sia il governo che l’opposizione.
Nato nel 2018 da una scissione del partito nazionalista Jobbik, Mi Hazánk rappresenta l’ala più radicale del sovranismo ungherese. Il suo programma combina posizioni anti-immigrazione, retorica identitaria e una forte ostilità verso l’Unione europea, fino alla proposta di una “Huxit”, l’uscita del Paese dall’Ue. Il motto — “ogni ungherese è responsabile per ogni ungherese” — riflette una visione identitaria della politica, una linea che lo distingue persino da Orbán, che ha mantenuto un rapporto conflittuale ma pragmatico con Bruxelles, sfruttando i fondi europei senza mettere realmente in discussione l’appartenenza all’Unione.
Il leader Toroczkai ha costruito la sua proposta su una linea apertamente sovranista: “Non vogliamo diventare una colonia né di Bruxelles né di interessi globali,” ha ripetuto durante la campagna elettorale, rivendicando un’alternativa più radicale rispetto al premier.
Tuttavia, alla prova delle urne, questa radicalità non si traduce in centralità politica. In un contesto segnato da un chiaro vincitore, lo spazio per forze intermedie si riduce e Mi Hazánk resta fuori dal gioco della maggioranza. Resta comunque un dato politico: la presenza in Parlamento del partito conferma l’esistenza di uno spazio elettorale per una destra più radicale, che guarda oltre lo stesso Orbán e mette in discussione il suo approccio pragmatico nei confronti dell’Ue. Uno spazio che potrebbe acquisire maggiore peso in futuro.