L’Uzbekistan: una repubblica presidenziale senza una vera democrazia e ripercussioni per la libertà di stampa

10.11.2025 15:25
L'Uzbekistan: una repubblica presidenziale senza una vera democrazia e ripercussioni per la libertà di stampa

Uzbekistan: Riforme Apparenti e Continuità Autoritaria Sotto Mirziyoyev

Dopo l’ottenimento dell’indipendenza nel 1991, l’Uzbekistan ha visto un susseguirsi di due presidenti, con Shavkat Mirziyoyev subentrato a Islam Karimov nel 2016. Nel 2023, Mirziyoyev ha implementato una riforma costituzionale che potrebbe consentirgli di rimanere al potere fino al 2037, quando avrà 80 anni, continuando così un’era di trasformazione superficiale del paese, riporta Attuale.

Il governo di Mirziyoyev ha segnato un cambiamento rispetto al passato, promuovendo le relazioni diplomatiche ed economiche con l’Occidente, compresa l’Italia. Tuttavia, allo stesso tempo, la democrazia in Uzbekistan rimane scarso, con elezioni che sembrano più un evento di facciata e una limitata libertà di stampa.

Il motto di Mirziyoyev, “Nuovo Uzbekistan”, appare frequentemente in discorsi e piani economici, ma non si traduce in un reale miglioramento delle libertà civili. Yuriy Sarukhanyan, esperto di relazioni internazionali, ha descritto le riforme come una “trasformazione apparente”, paragonando la situazione a una facciata di blu su un vecchio palazzo sovietico, senza cambiamenti sostanziali all’interno.

Sotto Karimov, l’Uzbekistan era un paese isolato, privo di passaporti per i cittadini e con un’economia fortemente dipendente dalla coltivazione del cotone. Dopo la sua morte, il 2016 ha segnato l’inizio di un tentativo di apertura al mondo da parte di Mirziyoyev, anche se i risultati nelle libertà politiche rimangono limitati.

Mirziyoyev ha accolto alcuni cambiamenti significativi, come la liberazione di prigionieri politici e la chiusura di carcere come Jaslyk, ma la repressione rimane forte. Le elezioni hanno visto risultati schiaccianti a favore del presidente, con percentuali di voto che superano l’80%. Le vere opposizioni non hanno spazio, approvazioni dei candidati sono condizionate dal Ministero della Giustizia.

Sebbene ci siano stati progressi in alcune aree economiche, l’Uzbekistan rimane considerato uno stato autoritario. La libertà di espressione ha visto una fase di apertura seguita da un’intensificazione della repressione, con leggi punitive per offese al presidente e arresti di critici. Il panorama mediatico è dominato da controlli governativi, limitando fortemente il discorso pubblico.

Il paese, che non ha condannato l’invasione russa dell’Ucraina e continua a mantenere relazioni strette con Mosca, cerca un equilibrio tra la sua posizione regionale e le pressioni internazionali. Mirziyoyev aspira a minor isolamento, cercando di posizionare l’Uzbekistan come un partner affidabile per l’Occidente, mentre la forte influenza cinese si fa sentire sempre di più.

Le recenti proteste in Karakalpakstan nel 2022, che hanno portato a 18 morti, testimoniano la fragilità dello spazio per il dissenso. Sebbene gli uzbeki oggi godano di migliori condizioni economiche e opportunità di viaggio, le richieste di libertà e diritti civili rimangono un tema di grande attualità.

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