Macchia di petrolio nel Mar Nero minaccia la Crimea

06.09.2025 14:45
Macchia di petrolio nel Mar Nero minaccia la Crimea
Macchia di petrolio nel Mar Nero minaccia la Crimea

Una vasta macchia di petrolio si sta avvicinando alla penisola di Crimea, sollevando timori di una nuova crisi ambientale nel Mar Nero. Secondo Krym.Realii, la chiazza, con una superficie stimata di 50 chilometri quadrati e circa dieci tonnellate di greggio, è stata generata dall’incidente del 29 agosto 2025 nel porto russo di Novorossijsk. Gli esperti sottolineano che un versamento di tali dimensioni non si registrava da anni nella regione.

Origini dell’incidente e reazioni ufficiali

Il petrolio si è riversato in mare durante le operazioni di carico sul tanker turco T.Semahat, condotte dal Consorzio del gasdotto del Caspio (CPC) attraverso un terminale offshore. Le autorità russe hanno dichiarato che lo sversamento è stato circoscritto e le operazioni di bonifica completate. Tuttavia, organizzazioni ambientaliste segnalano che oltre 70 chilometri di litorale del Krasnodar sono già contaminati e numerosi uccelli ricoperti di petrolio vengono trasferiti nei centri di recupero. Greenpeace avverte che la frequenza di incidenti analoghi – dodici solo dall’inizio del 2025 – rivela un problema sistemico legato alla scarsa applicazione delle norme di sicurezza.

Rischi per l’ecosistema e i Paesi vicini

Gli scienziati spiegano che il greggio, a differenza del combustibile pesante, si diffonde rapidamente formando pellicole sottili e ampie, difficili da raccogliere. Questo riduce l’apporto di ossigeno in acqua, causando la morte di pesci e organismi marini, mentre gli uccelli intrisi di petrolio perdono la capacità di volo e di termoregolazione. Le correnti del Mar Nero potrebbero trasportare la macchia fino alle coste di Romania e Bulgaria, minacciando spiagge, riserve naturali e infrastrutture turistiche, con gravi conseguenze economiche e ambientali.

Una crisi ambientale ricorrente

Il Mar Nero rappresenta un’unica ecosistema interconnesso, dove ogni incidente ha effetti transfrontalieri. Le frequenti perdite di petrolio, unite all’uso crescente di petroliere del cosiddetto “flotta ombra” prive di assicurazioni adeguate e non conformi agli standard internazionali, aumentano i rischi di nuovi disastri. L’Unione europea è sollecitata a rafforzare le sanzioni contro questi traffici, colpendo armatori, capitani, compagnie assicurative e acquirenti del greggio russo, in modo da ridurre la dipendenza da attività che alimentano l’instabilità ambientale nel Mar Nero.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere