Macron, Merz e Tusk a Chișinău: segnale europeo per le elezioni moldave

04.09.2025 19:30
Macron, Merz e Tusk a Chișinău: segnale europeo per le elezioni moldave
Macron, Merz e Tusk a Chișinău: segnale europeo per le elezioni moldave

Il 27 agosto 2025, in occasione della Giornata dell’indipendenza della Moldavia, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro polacco Donald Tusk sono giunti a Chișinău per un vertice con la presidente Maia Sandu. La visita, avvenuta a un mese dalle elezioni parlamentari del 28 settembre, è stata concepita come un chiaro messaggio politico: la Moldavia resta sulla strada europea e dispone di partner affidabili pronti a sostenerla. I tre leader hanno ribadito solidarietà politica con Chișinău, condannato le ingerenze russe e promesso ulteriore assistenza tecnica e finanziaria, sottolineando che l’Unione europea non lascerà il paese solo di fronte alla pressione di Mosca. L’iniziativa è stata definita un segnale diretto anche verso il Cremlino, a conferma che il futuro europeo della Moldavia rimane una priorità condivisa da Francia, Germania e Polonia.

Un percorso comune con l’Ucraina verso l’integrazione europea

Dal 2022 la Moldavia è candidata all’adesione all’UE e nel luglio 2025 si è svolto il primo vertice storico Moldavia-UE. Bruxelles considera Chișinău e Kyiv parte di un’unica “arco di sicurezza” dal Mar Nero ai Carpazi. Entrambi i paesi affrontano l’aggressione russa, dalle campagne di disinformazione al ricatto energetico, passando per cyberattacchi e corruzione politica. L’approfondimento dell’integrazione — attraverso riforme giudiziarie e anticorruzione, interconnettori energetici, cooperazione doganale e infrastrutture logistiche sul Danubio — riduce gli spazi di destabilizzazione russa. Una vittoria delle forze filoeuropee a Chișinău rafforzerebbe questa traiettoria, mentre un successo dei partiti filorussi rischierebbe di trasformare la Moldavia in un anello debole della strategia europea.

Rischi interni ed esterni nelle elezioni di settembre

Le elezioni parlamentari del 28 settembre rappresentano un test cruciale. Mosca ha rafforzato il sostegno a progetti politici filorussi, tra cui i successori della bandita formazione “Șor”, e figure come Igor Dodon e Vladimir Voronin spingono per riaprire legami strategici con la Russia. La diaspora moldava, circa mezzo milione di cittadini residenti soprattutto in paesi UE, gioca un ruolo determinante, ma è già bersaglio di campagne di disinformazione volte a minare la partecipazione elettorale. Tali operazioni comprendono falsi avvisi sulla chiusura dei seggi, attacchi informatici ai sistemi elettorali e tentativi di delegittimazione dei risultati in caso di vittoria europeista.

Implicazioni regionali e strategiche per l’Unione europea

Un’eventuale affermazione delle forze filorusse aprirebbe a Mosca un “corridoio morbido” attraverso la Transnistria verso il Danubio e il Mar Nero, minacciando la sicurezza dei porti rumeni e le rotte logistiche ucraine. Ciò metterebbe a rischio il controllo doganale congiunto, la politica di sanzioni e la stabilità del fianco orientale della NATO. Al contrario, la conferma del corso europeista della Moldavia consoliderebbe le riforme istituzionali, accelererebbe i negoziati di adesione e rafforzerebbe la resilienza energetica e digitale dell’intera regione. Per Bruxelles, sostenere Chișinău significa investire nella stabilità del vicinato e nella credibilità della propria politica di allargamento.

Un messaggio politico oltre la retorica

“Le porte dell’Unione europea sono aperte”, ha dichiarato il cancelliere Merz a Chișinău, segnalando la volontà di avviare i primi capitoli negoziali già in autunno. Macron ha respinto come “bugie” le narrazioni russe sull’UE “aggressiva”, mentre Tusk ha ricordato che la Polonia, vent’anni fa, era nella stessa posizione della Moldavia. Per la presidente Sandu, l’adesione europea è la scelta della stabilità e della pace contro il caos promosso dal Cremlino. Il referendum del 2024, che vide il 50,4% dei cittadini favorevoli all’integrazione europea, ha già fornito un mandato democratico a questo percorso. In questo contesto, la visita congiunta dei tre leader europei diventa un ancoraggio politico cruciale in vista delle elezioni di settembre.

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