La Tragicità della Scelta di Martina Oppelli
Roma, 31 luglio 2025 – Martina Oppelli è deceduta questa mattina in Svizzera, dove ha ricevuto assistenza da Claudio Stellari e Matteo D’Angelo dell’associazione Soccorso Civile, che offre supporto a chi desidera porre fine alle proprie sofferenze all’estero. Dopo la costante negazione da parte dei tribunali italiani di permettere l’accesso alla morte assistita, come stabilito dalla sentenza 242/2019, Martina ha deciso di chiudere un capitolo doloroso della sua vita, che si è protratto per anni.
La donna, un’architetto triestino di 50 anni, ha scoperto di soffrire di sclerosi multipla nell’aprile del 2002, all’età di soli 28 anni, come riportato sul sito dell’associazione Luca Coscioni che l’ha seguita nel suo cammino. Da quel momento, la sua esistenza ha subito un cambiamento radicale: ha iniziato un trattamento con megadosi di metilprednisolone, lottando con grande determinazione per mantenere una vita dignitosa. Nonostante le difficoltà fisiche, ha continuato a lavorare come architetto, adoperando comandi vocali per interagire con i dispositivi che le offrivano un minimo di autonomia. Tuttavia, col passare degli anni, il suo sorriso ha iniziato a svanire, mentre aumentavano gli appelli all’Asl, ai giudici e alla classe politica per ottenere l’accesso al suicidio assistito e a normative che rispettassero la dignità.
“Ho fatto di tutto per vivere, credetemi. Fate una legge che abbia un senso, che consideri ogni dolore possibile. Negli ultimi due anni il mio corpo si è disgregato, non ho più forza, nemmeno i comandi vocali mi comprendono più. Ho anche il catetere vescicale”, ha dichiarato Martina nel suo ultimo videomessaggio. Queste parole non solo esprimono la sua sofferenza, ma anche un forte appello verso la politica, un testamento morale di una donna che ha affrontato una battaglia impari, mantenendo sempre un sorriso sulle labbra, nonostante il dolore e la malattia abbiano prevalso sul suo corpo.
Martina rappresenta una delle tante voci nel dibattito sul diritto alla morte assistita in Italia, dove le richieste di accesso a tale pratica sono spesso respinte. La sua storia mette in evidenza non solo il dramma personale di chi vive situazioni di sofferenza estrema, ma anche la necessità di una legislazione più sensibile che consideri i diritti e le esigenze di individui in condizioni critiche.
Il caso di Martina ha scatenato un acceso dibattito pubblico sull’eutanasia e i diritti dei malati terminali. Molti gruppi di attivisti e rappresentanti politici stanno ora chiedendo riforme legislative che possano garantire il diritto alla morte assistita in Italia, sostenendo che ogni persona dovrebbe avere la libertà di scegliere la propria fine in condizioni di dignità.
In conclusione, la storia di Martina Oppelli ci costringe a riflettere sulla complessità del tema della morte assistita e sulla responsabilità della società di garantire che ogni individuo possa vivere, ma anche decidere di morire con dignità. La sua vita e la sua scelta ci invitano ad affrontare interrogativi profondi e personali, in una discussione che tocca le corde più sensibili dell’umanità. Riporta Attuale.