Quella di Matteo Berrettini prima del suo debutto a Wimbledon si è rivelata tutt’altro che ordinaria. La problematica agli addominali, emersa durante la competizione di Madrid e ulteriormente aggravata a Roma, ha ostacolato la sua partecipazione ai tornei di preparazione che si svolgono sulla superficie preferita. L’atleta italiano ha quindi saltato le competizioni di Stoccarda e del Queen’s, ritornando in campo direttamente sui prati dell’All England Club dopo un mese e mezzo dall’ultima apparizione, riporta Attuale.
Berrettini: “Stanco di fermarmi e ripartire ogni volta. Inizi a dubitare di te stesso”
Berrettini ha condiviso i suoi sentimenti in merito a questo periodo difficile, confessando: “Non sono stati momenti facili, perché la verità è che sono stanco di questo continuo fermarsi e ripartire. È stata una situazione piuttosto dura, ma la mia famiglia e il mio team mi hanno sostenuto in modo incredibile. Hanno scelto con cura le parole e i momenti giusti per starmi vicino, lasciandomi anche un po’ di spazio quando ne avevo bisogno”. Riflettendo su quanto avrebbe potuto provare durante il torneo, ha deciso di rimettersi in carreggiata e di prepararsi al meglio nonostante la tristezza per le rinunce a Stoccarda e al Queen’s.
“Wimbledon mi regala sempre una sensazione positiva. La cosa che mi dispiace di più è la consapevolezza del mio potenziale su questa superficie. Ho faticato molto per arrivare a un ranking consolidato. Due anni fa ho vissuto una straordinaria esperienza, che all’epoca sembrava quasi impossibile; mi sento ora in forma e preparato meglio di quel tempo. L’anno scorso ho disputato due partite di alto livello, perdendo contro Jannik Sinner dopo un incontro notevole. Le emozioni che provo a Wimbledon restano uniche: un luogo speciale, carico di energia, dove ho una forte determinazione a brillare”, ha aggiunto il tennista.
Considerando i frequenti infortuni e le sfide fisiche affrontate, Berrettini ha affermato: “Se oggi qualcuno mi dicesse che la mia carriera è giunta al termine, sarei certamente orgoglioso di ciò che ho raggiunto e di diverse esperienze che mi hanno formato. Sono anche fiero del mio corpo. È certo che ci sono stati momenti di tristezza, in cui ho dovuto rinunciare a eventi che avrei voluto disputare. La parte più difficile è quando inizia a insinuarsi il dubbio, il pensiero che forse non sei più in grado di competere: è decisamente peggiore dell’infortunio stesso, dal momento che inizi a non dare tutto te stesso, a provare timore per ogni minima sensibilità. Attualmente sto realizando un grande lavoro su questo aspetto. Credo sia una situazione amplificata dal tipo di tennis che pratichiamo oggi. Il calendario di competizioni è senza precedenti, non ho mai visto nulla di simile in altri sport. Forse, il mio corpo ha ragione quando mi segnala che è ora di prendere una pausa”.