Matteo Renzi perde in appello contro il Fatto e deve pagare 225 mila euro di spese legali

22.01.2026 13:35
Matteo Renzi perde in appello contro il Fatto e deve pagare 225 mila euro di spese legali

Il senatore Matteo Renzi ha subito una sconfitta in appello contro il Fatto Quotidiano, nella causa per diffamazione presso il tribunale civile di Firenze, e ora si trova a dover sostenere 225.674,42 euro di spese legali, riporta Attuale.

Renzi aveva richiesto 500 mila euro di danni morali, esistenziali, patrimoniali e non patrimoniali. Nella decisione emessa dalla quarta sezione civile della Corte d’appello di Firenze, composta dalle giudici Carla Santese, Giulia Conte e Ada Raffaella Mazzarelli, la richiesta è stata respinta. Di conseguenza, l’ex premier deve restituire al Fatto 98.021,65 euro più 5.564,41 euro di interessi legali, per un totale di 103.586,06 euro, a cui si sommano le spese legali di 122.088,36 euro. Pertanto, l’importo complessivo ammonta a 225.674,42 euro. Renzi aveva lamentato una “diffamazione progressiva” a causa della pubblicazione di “ben 700 editoriali e circa 600 rubriche denominate ‘Ma mi faccia il piacere’ in cui era sistematicamente appellato con epiteti offensivi e denigratori, come ‘Bullo’, ‘Cazzaro’, ‘Ducetto’, ‘mollusco’, ‘disperato’, ‘caso umano’, ‘mitomane’, ‘stalker’, ‘cozza’”.

La difesa

Il Fatto è stato rappresentato dagli avvocati Caterina Malavenda e Gianluca Poli. I giudici hanno stabilito che gli articoli costituivano «una critica politica, sia pur feroce e dissacratoria, nei confronti del Senatore Renzi, all’indomani della nascita del suo partito ‘Italia Viva’, che, secondo il giudizio soggettivo dell’autore, stava tradendo la sua vocazione di ‘rottamatore’, attrarre nella neonata formazione politica i peggiori fuoriusciti da altri schieramenti». Nella sentenza si evidenzia, inoltre, l’associazione con la cozza (o mollusco), definita un microrganismo che ha la funzione di assorbire sostanze tossiche e trattenerle. Analogamente, vengono citati gli epiteti «il mollusco di Rignano» e «Matteo La Cozza».

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