Milano, 19 settembre 2025 – Un referto medico ha stabilito che Maurizio Rebuzzini, 74 anni, noto giornalista e critico fotografico, è deceduto a causa di “arresto cardiaco a causa ignota” e presenta segni di strangolamento sul collo, il che suggerisce un omicidio. Le indagini sono ora in corso per scoprire chi possa essere responsabile e quale sia il movente, riporta Attuale.
Sono questi i quesiti a cui devono rispondere gli specialisti della Squadra mobile di Milano, coordinati dal pubblico ministero Maria Cristina Ria e guidati dai dirigenti Alfonso Iadevaia e Francesco Giustolisi.
L’allarme
Il primo a dare l’allarme è stato uno dei due figli gemelli di Rebuzzini, Filippo, che ha contattato il 112 alle 18.42 di mercoledì dopo aver trovato il padre in arresto cardiaco sul ballatoio dello studio professionale di via Zuretti 2/A, situato a breve distanza dalla Stazione Centrale.
Il racconto
Filippo, che abita a pochi passi dallo studio del padre, ha riferito alla polizia di essersi preoccupato per alcune chiamate senza risposta e di aver tentato di rianimare il padre. Ha inoltre confermato che la porta era aperta e che nel suo studio non mancava nulla. Gli agenti hanno raccolto la sua testimonianza e stanno analizzando il suo cellulare per confermare quanto dichiarato; ulteriori dettagli potrebbero emergere dai tabulati telefonici.
La lite
Negli archivi delle forze dell’ordine esiste un precedente intervento risalente al 2016 per una lite tra i due, ma da allora non ci sono stati altri interventi. “Mio padre era una persona buona, gli volevano tutti bene, non litigava mai. Secondo me, è molto improbabile che qualcun altro possa avergli fatto del male,” ha dichiarato il figlio, ipotizzando che la morte possa essere stata causata da un incidente o cause naturali.
“La fotografia era la sua vita,” ha aggiunto commosso, “non ho ricordi di mio padre in vacanza. Non c’era un giorno in cui non passasse dallo studio per lavorare su qualcosa legato alla rivista o a un’idea.”
La rivista
Rebuzzini era fondatore della rivista FOTOgraphia, creata nel 1994, era anche presidente dell’associazione culturale Obiettivo Camera e docente di Storia della Fotografia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Brescia. Era un punto di riferimento per le sue riflessioni sul significato delle immagini e sull’evoluzione della cultura visiva. “Il mondo della fotografia gli deve tanto,” ha commentato Nino Romeo, libraio e fotografo, “la sua perdita fa male. Mancherà.”