Roma – La messa in onda, lunedì sera sui social, dell’ultima puntata di Falsissimo, il format di Fabrizio Corona, è arrivata nonostante lo stop del Tribunale di Milano. Il blocco dei giudici verso l’ex paparazzo prevedeva il divieto di pubblicare, diffondere o condividere “qualunque ulteriore video o contenuto di carattere diffamatorio o che comunque danneggi, direttamente o indirettamente” la reputazione, l’immagine e la riservatezza di Alfonso Signorini. Ma la risposta di Mediaset non tarda ad arrivare e in una nota diffusa ieri sera sottolinea che la libertà di espressione “non è, e non sarà mai, libertà di diffamazione, di gogna mediatica o di sistematica distruzione delle persone”, riporta Attuale.
Corona: “Se escono i segreti del potere, crolla l’azienda”
A nulla è valso il parere dei giudici. Corona ha deciso di procedere con la pubblicazione e, come annunciato in un post pubblicato su Instagram, ha spostato l’attenzione dal sistema Signorini al sistema Mediaset, supponendo che il rapporto tra i due ruoterebbe attorno a presunte rivelazioni di cui il conduttore sarebbe informato. L’episodio, oltre a parlare della famiglia Berlusconi, è tornato a trattare anche di Alfonso Signorini, sostenendo che il conduttore “ha i segreti del potere. Se escono i segreti del potere, crolla l’azienda”.
La nota durissima di Mediaset: “Non ha nulla a che vedere con la verità ma nemmeno con il giornalismo”
L’azienda, però, replica e ribadisce nella nota “il proprio impegno a tutelare le persone e tutta l’azienda”. Una nota che non cita mai direttamente il fotografo respinge con “fermezza menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento”, definendo quanto diffuso un fatto che “non solo non ha nulla a che vedere con la verità ma nemmeno con il giornalismo, con il diritto di cronaca o con la libera manifestazione del pensiero”.
“Lesa la reputazione di tante persone e di una società quotata in Borsa”
La prima parte della puntata di Falsissimo, caricata su Youtube, ha superato quota 1,8 milioni di visualizzazioni nel giro di 12 ore, a cui vanno aggiunte quelle della seconda parte a pagamento. Nei commenti, per alcuni è verità, per altri è invenzione. Per Mediaset è semplicemente “reiterazione di falsità gravissime, insinuazioni e accuse prive di qualunque fondamento, menzogne” che “ledono” la reputazione di una società quotata in Borsa e, “ancora peggio, di tante persone, coinvolgendo in modo vergognoso anche le loro famiglie“, sottolinea. Un metodo che, precisa Mediaset, normalizza “l’odio e la violenza verbale, alimentando un clima di disprezzo non solo per la verità ma anche per la dignità umana. Questo non è informare. Questo non è denunciare. Questo è monetizzare e lucrare attraverso l’insulto”.