I medici sudcoreani tornano al lavoro dopo 18 mesi di scioperi
Dopo un anno e mezzo di proteste, i medici e i tirocinanti in Corea del Sud stanno tornando negli ospedali, riporta Attuale. Gli scioperi erano iniziati a febbraio del 2024 in risposta a un piano governativo per aumentare i posti disponibili nelle facoltà di medicina, ritenuto non adeguato per affrontare la significativa carenza di personale nei servizi sanitari.
La Corea del Sud presenta un numero di medici per abitante ben al di sotto della media OCSE e, secondo le stime, nel 2035 il paese potrebbe mancare di circa 10.000 medici. Questo deficit ha spinto l’allora presidente Yoon Suk-yeol a proporre un’espansione delle classi di medicina. Tuttavia, numerosi professionisti si sono opposti, sostenendo la necessità di affrontare i problemi legati a specifiche specializzazioni, come le difficili condizioni di lavoro e i salari bassi in ambito pediatrico e nella medicina d’emergenza. Durante il periodo di sciopero, i medici hanno richiesto aumenti salariali, migliori condizioni lavorative e fondi maggiori per gli ospedali.
Le proteste sono proseguite per mesi, mentre il governo ha tentato di costringere i medici a riprendere servizio minacciando di revocare le licenze e di intentare cause legali contro chi non obbediva. Tuttavia, la maggior parte dei medici ha continuato a rimanere in sciopero, causando gravi difficoltà per molti ospedali costretti a rinviare interventi chirurgici. Recentemente, il nuovo governo di Lee Jae-myung, che ha assunto l’incarico dopo la destituzione, l’arresto e l’incriminazione di Yoon per abuso di potere, ha annunciato che i medici e i tirocinanti possono tornare al lavoro senza conseguenze. Al momento, non è chiaro quanti siano effettivamente tornati negli ospedali.