Medici in Italia: “Riorganizzare il sistema sanitario, spostiamo i professionisti, non i pazienti”

09.11.2025 22:35
Medici in Italia: "Riorganizzare il sistema sanitario, spostiamo i professionisti, non i pazienti"

La mobilità sanitaria in Italia: un sistema sotto pressione

Roma, 9 novembre 2025 – Con un valore che supera i 5 miliardi di euro, una media di 750mila ricoveri l’anno e una pressione concentrata, in particolare, nelle tre grandi Regioni del Nord (Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto), la mobilità sanitaria sta mettendo alla prova la tenuta del Sistema sanitario nazionale, riporta Attuale.

Negli ultimi giorni, l’allerta è stata lanciata dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, che ha affermato: «Non ce la facciamo più». Questa situazione è stata confermata anche dal presidente della Lombardia, Attilio Fontana, che ha dichiarato: «Quando un napoletano sale su un treno per farsi operare a Brescia o a Padova, non è mobilità sanitaria. È la sconfitta di un’intera nazione». Anche il ministro della Salute Orazio Schillaci ha promesso una «vera rivoluzione», ammettendo che il problema non riguarda solamente le risorse, ma richiede un cambiamento del modello attuale. Medici e amministratori regionali concordano su questo punto: i problemi di fondo devono essere affrontati attraverso riforme strutturali.

Il segretario nazionale Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, ha sottolineato che il gap tra Nord e Sud della mobilità sanitaria è una delle principali problematiche. Ha spiegato che da un lato, c’è la disparità di risorse, mentre dall’altro, le liste d’attesa eccessivamente lunghe spingono i pazienti a cercare cure alternativamente tra le Regioni. Pascale ha parlato di mobilità impropria, evidenziando che se venisse offerto un servizio tempestivo e di qualità nel luogo di residenza, si potrebbe ridurre significativamente questo fenomeno, evitando spese eccessive per i pazienti.

Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, ha aggiunto che negli ultimi vent’anni le regioni del Nord hanno beneficiato di maggiori risorse, sviluppando strutture sanitarie superiori e aumentando il personale e i centri di alta specializzazione. Questa situazione ha determinato disuguaglianze e creato un circolo vizioso, in cui le Regioni meridionali si trovano a dover coprire i costi per prestazioni sanitarie erogate fuori dai propri confini, aggravando la loro situazione economica. «C’è un tema di perequazione di strutture e di personale che deve essere affrontato dallo Stato in maniera chiara», ha dichiarato Anelli.

Un’altra questione sollevata da Di Silverio è la mobilità dei medici. Questi professionisti tendono a evitare posizioni in zone in cui non è garantita una buona qualità del lavoro e dell’assistenza. Per contrastare la mobilità passiva, è fondamentale dotare di tecnologia e personale le strutture che ne sono carenti. Anelli ha proposto un modello a rete in cui i professionisti possano essere trasferiti dove necessario invece di spostare i cittadini, creando una rete di servizi che porti eccellenze e competenze dove ci sono carenze finché la regione di riferimento non sviluppa le necessarie capacità locali.

Di Silverio ha concluso proponendo la convocazione di Stati generali della sanità, non organizzati da un decennio, per ripensare ai modelli organizzativi e alle modalità di presa in cura dei pazienti. Ha avvertito che continuare a «mettere pezze» rischia di aggravare i problemi esistenti e ha fatto riferimento alla necessità di riformare la legge istitutiva delle aziende ospedaliere, risalente a 48 anni fa. Solo una volta riorganizzato il modello, sarà possibile valutare ulteriori investimenti nelle infrastrutture sanitarie pubbliche.

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