Tragico anniversario del naufragio a Lampedusa: richieste di azione urgente per i migranti
Dodici anni dopo il naufragio al largo di Lampedusa che provocò la morte di 368 persone, resta alta l’allerta per le continue tragedie nel Mediterraneo. Nonostante gli appelli al cambiamento, ogni settimana in media 42 migranti perdono la vita lungo la rotta del Mediterraneo centrale, con una stima che indica che una su cinque è un bambino, riporta Attuale.
Le dichiarazioni in occasione della Giornata della memoria e dell’accoglienza (3 ottobre) sono state rilasciate da Salvatore Sortino, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento Mediterraneo dell’OIM, Chiara Cardoletti, Rappresentante dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino, e Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore della risposta rifugiati e migranti dell’UNICEF in Italia. Secondo i rappresentanti, “molti che intraprendono questi viaggi fuggono da conflitti, povertà, discriminazioni e violenze, nonché dagli effetti devastanti dei cambiamenti climatici”.
Essi hanno sottolineato l’importanza di mantenere una cooperazione internazionale robusta, affrontando i conflitti e potenziando i canali migratori sicuri e regolari per ridurre la dipendenza dai viaggi pericolosi organizzati dai trafficanti. I migranti partono dalla Tunisia su piccole imbarcazioni o dalla Libia su pescherecci inadeguati: “Per fermare queste morti, dobbiamo rafforzare il coordinamento di ricerca e soccorso a livello europeo, a sostegno dell’importante lavoro della Guardia Costiera italiana”, hanno aggiunto.
In un contesto di riduzione dei fondi per l’aiuto umanitario, i rappresentanti di UNICEF, UNHCR e OIM hanno messo in evidenza che “una cooperazione internazionale più forte e dotata di risorse adeguate è fondamentale per affrontare le cause profonde” e per garantire la protezione dei diritti umani. Hanno esortato a garantire che chi arriva via mare possa trovare sicurezza e sostegno secondo il diritto internazionale.
Infine, è stata affrontata la questione della migrazione in generale, definita “una realtà” che necessita di essere gestita con “solidarietà e responsabilità condivisa tra gli Stati”. Hanno ribadito la necessità di politiche basate sul diritto umanitario internazionale, che proteggano il diritto di richiedere asilo e non espongano bambini e famiglie a situazioni di maggiore pericolo.