L’8 settembre 2025 l’agenzia russa TASS ha pubblicato una colonna firmata dal vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev intitolata “La nuova dottrina finlandese: stupidità, menzogna, ingratitudine”. Nel testo, l’ex presidente ha sostenuto che dopo l’ingresso nella NATO, Helsinki starebbe portando avanti un corso “confrontazionale” sotto il pretesto di misure difensive, preparando un presunto “piano d’attacco contro la Russia” e trasformandosi in una base militare per l’Alleanza. Secondo Medvedev, la NATO sarebbe “pienamente coinvolta” nelle attività militari in Finlandia, operando “in tutti e cinque i domini operativi: terra, mare, aria, spazio e cyberspazio”.
Accuse di militarizzazione e minaccia di rivendicazioni storiche
Medvedev ha affermato che nei pressi del confine russo, in Lapponia, la NATO starebbe creando una struttura di comando per le sue forze terrestri avanzate, con la possibilità di espandere il contingente fino a una brigata di 5.000 soldati. Ha inoltre accusato Helsinki di “calpestare apertamente le basi storiche e giuridiche” delle relazioni bilaterali, facendo riferimento al Trattato di pace di Parigi del 1947 e all’Accordo russo-finlandese del 1992 sulle relazioni fondamentali. Citando la Convenzione di Vienna del 1969, ha minacciato la possibilità di rivedere il rifiuto russo di riaprire la questione delle riparazioni di guerra, stimando presunti danni subiti in 20 trilioni di rubli, pari a circa 244 miliardi di dollari.
Strategia del Cremlino e logica della “fortezza assediata”
Le dichiarazioni si inseriscono nella nota tattica del Cremlino di attribuire ai Paesi vicini intenzioni aggressive per giustificare la propria militarizzazione e mantenere margini per ulteriori escalation. Così come avvenuto prima dell’invasione dell’Ucraina nel 2022, Mosca presenta le mosse difensive dell’Alleanza come provocazioni, alimentando l’immagine di una Russia circondata da nemici. Questo linguaggio serve a mobilitare l’opinione pubblica interna e a rafforzare l’idea di una “fortezza assediata”.
Rafforzamento delle forze russe al confine con la Finlandia
Parallelamente alle accuse, la Russia sta ampliando la propria presenza militare lungo il confine finlandese. A Petrozavodsk, a circa 160 chilometri dal confine, sono in corso lavori per l’espansione delle basi destinate a un nuovo comando d’armata. Mosca ha inoltre potenziato le infrastrutture ferroviarie verso i confini con Finlandia e Norvegia e ha ricostituito il Distretto militare di Leningrado, che confina con Estonia, Lettonia e Finlandia. Queste mosse sottolineano la volontà del Cremlino di consolidare la propria postura militare nel Nord Europa.
Finlandia come attore chiave della deterrenza regionale
Nonostante le accuse russe, la Finlandia oggi dispone di una delle forze armate più forti del Nord Europa. Grazie al sistema di leva obbligatoria, Helsinki può mobilitare oltre 280.000 riservisti in una settimana e fino a un milione di soldati in totale. L’ingresso nella NATO ha rafforzato le garanzie di sicurezza del Paese, mentre l’equipaggiamento moderno e l’alto livello di addestramento rendono l’esercito finlandese un attore determinante nella deterrenza contro la Russia.