Il 29 settembre 2025, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev, sul suo canale Telegram, ha affermato che la Russia non cerca una guerra con l’Europa, ma non esclude tale possibilità. Medvedev ha sottolineato che «la probabilità di un errore fatale esiste sempre» e ha avvertito del rischio che il conflitto possa degenerare in una guerra con l’uso di armi di distruzione di massa, invitando alla «vigilanza costante».
Dichiarazioni offensive e visione della Russia verso l’Europa
Medvedev ha affermato che «la Russia non ha interesse in conflitti con nessuno, compresa la fredda e vecchia Europa», descrivendo l’economia europea come «debole e dipendente dagli Stati Uniti» e accusando la sua cultura di una «degenerazione senza gloria». Ha inoltre sostenuto che l’Europa sta perdendo la propria identità «dissolvendosi in migranti aggressivi». Il vicepresidente russo ha espresso che la Russia è concentrata sul recupero delle aree occupate in Ucraina, definendolo un processo «difficile e costoso».
Strategia e obiettivi politici dietro le affermazioni di Medvedev
Secondo analisti, le dichiarazioni bellicose di Medvedev servono a consolidare la sua immagine di falco all’interno del Cremlino e distinguersi dal ruolo di «liberale di sistema». I post aggressivi nel suo Telegram funzionano come una «prova» delle posizioni più radicali di Mosca, permettendo di sondare la reazione occidentale alle minacce, inclusa quella nucleare. Ciò contribuisce a inviare messaggi strategici sia all’opinione pubblica interna sia agli alleati e avversari all’estero.
Impatto sulla sicurezza europea e implicazioni strategiche
Le affermazioni di Medvedev giungono in un contesto di crescente pressione ibrida da parte della Russia su Paesi membri della NATO, comprese attività di sabotaggio e attacchi informatici contro infrastrutture critiche. Queste operazioni mirano a testare la capacità di risposta alle minacce collettive e a creare divisioni tra gli alleati. Il linguaggio offensivo rivolto ai leader europei può essere interpretato come una strategia per minare il loro consenso interno e indebolire la coesione politica dell’Unione Europea e della NATO.
Il ricorso al mito storico come strumento di legittimazione
Medvedev ha sostenuto che la Russia «è sempre arrivata in Europa come liberatrice, non come invasore», ignorando i casi storici di occupazione e aggressione. Questo racconto propaganda è centrale per Mosca per giustificare la guerra in Ucraina e costruire una narrativa ideologica che possa sostenere future operazioni militari. Il ricorso a epiteti denigratori nei confronti dei leader occidentali è parte della strategia russa per influenzare l’opinione pubblica e rafforzare posizioni euroscettiche.
Minacce nucleari come leva di pressione internazionale
La retorica di Medvedev include anche velate minacce di uso di armi di distruzione di massa, inserendosi in una costante strategia di pressione. Questo approccio ha lo scopo di intimidire l’Occidente e di ridurre la volontà di fornire supporto militare a Kiev, sfruttando il timore di una catastrofe globale come strumento di coercizione.