Roma, 16 marzo 2026 – “Intervenire a Hormuz sarebbe un passo verso il coinvolgimento”. Questa è la posizione espressa dalla premier Giorgia Meloni riguardo alla chiusura dello stretto di Hormuz, un nodo strategico per il transito di gas, petrolio e materie prime. “Ciò che possiamo fare ora è rafforzare la missione Aspides, con particolare riferimento al Mar Rosso”, ha dichiarato Meloni durante la trasmissione Quarta Repubblica su Rete4, riporta Attuale.
La premier ha evidenziato che un intervento nello Stretto di Hormuz sarebbe un impegno significativo, sottolineando l’importanza della libertà di navigazione, recentemente affermata in uno statement con i partner internazionali. “Intervenire significherebbe oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento”, ha aggiunto.
Meloni ha anche affrontato il tema delicato del referendum sulla separazione delle carriere, differenziando il suo approccio da quello di Matteo Renzi, il quale si dimise nel 2016 dopo il fallimento del referendum costituzionale. “Io non lego il mio destino all’esito del referendum, poiché la riforma della giustizia è cruciale per me. È solo una delle numerose iniziative che abbiamo attuato negli ultimi quattro anni. È giusto valutare il complesso dell’iniziativa”, ha affermato.
Referendum: “Toni sono andati oltre perché temono il merito”
La premier ha discusso anche il referendum sulla giustizia, dichiarando: “Parlare del merito della riforma non è un errore – poiché mi fido dell’intelligenza dei cittadini. Credo che nella campagna elettorale attuale, i toni siano oggettivamente oltre. Quando i toni sono così accesi, è spesso perché non si può affrontare la verità.” Meloni ha osservato che molti di coloro che hanno previsto conseguenze drammatiche se la riforma fosse approvata, in passato promuovevano le stesse misure contenute nella riforma.
“Non è una riforma contro i giudici. Introduce la meritocrazia”
Meloni ha chiarito: “Non si tratta di una riforma contro i giudici, ma una riforma a favore di tutti i magistrati, poiché introduce la meritocrazia e la responsabilità, portando a una giustizia più efficiente. Dove esiste responsabilità, si risponde anche agli errori o alla negligenza”. Ha proseguito affermando l’importanza di una riforma che consenta ai magistrati competenti di avanzare di carriera indipendentemente dai legami con correnti politiche ideologiche.
“Le correnti in magistratura sono uno strumento di potere”
Riguardo alle correnti in magistratura, Meloni ha affermato: “Le correnti servono, come i partiti, a nominare i propri rappresentanti e a difendere i propri interessi. Se non hai più la facoltà di nominare i tuoi responsabili, perché dovrebbero aggregarsi alle correnti? La corrente è fondamentalmente uno strumento di potere”.
“Sinistra parla di fascismo perché noi più bravi a fare riforma”
Meloni ha criticato la sinistra, sostenendo che non possono attribuire a un governo di centrodestra l’approvazione di riforme necessarie. “Devono dire che stiamo compiendo un ‘attentato alla Costituzione’, perché è l’unico argomento rimasto per mobilitare il proprio elettorato contro una riforma di buon senso”, ha affermato. Ha chiesto se sia possibile continuare a rifiutare le riforme necessarie semplicemente perché proposte da altri.
“Impedire a chi ha fatto politica di andare subito al Csm”
Meloni ha proposto che nelle leggi di attuazione della riforma della giustizia venga introdotta una norma che impedisca a chi ha fatto politica di accedere subito al Csm, per un certo periodo. “Non voglio un Csm e una giustizia controllati dalla politica attuale o da una politica futura”, ha ribadito. Ha ironizzato sull’idea che i partiti siano stati estranei al meccanismo del Csm, citando esempi di recenti vicepresidenti eletti tra figure politiche.
“Stiamo realizzando una riforma – ha concluso Meloni – che mira a ridurre il controllo politico sul Csm e sulla magistratura. I critici non possono ammettere che questa riforma riduce un potere di condizionamento che non vogliono abbandonare.”