Hacker attaccano hotel italiani: migliaia di documenti rubati nel dark web
BOLOGNA – Nel vasto mercato del dark web, un gruppo di hacker noto come ‘Mydocs’ ha attaccato almeno dieci hotel e resort in tutta Italia, riuscendo a rubare migliaia di identità di turisti, vendute a prezzi che variano da 800 a 20mila euro. Questa grave violazione della privacy emerge in un contesto di overturismo e affollamento estivo nel paese, riporta Attuale.
Secondo l’Agid (Agenzia per l’Italia digitale), i furti hanno avuto luogo tra giugno e agosto, con scansioni digitali ad alta risoluzione di documenti identificativi rubate dai check-in dei clienti. I centri colpiti spaziano da Trieste e Venezia a Cervia e Ischia, come evidenziato dalle segnalazioni delle agenzie di sicurezza. Le forze dell’ordine sono state informate e la polizia postale sta collaborando per fare chiarezza su quanti documenti siano effettivamente venuti all’asta nel mercato clandestino.
Si stima che oltre 160mila documenti possano essere stati compromessi. I dati possono essere utilizzati per attività fraudolente come la creazione di documenti falsi e furti d’identità. In questo contesto, l’Agid sta lanciando un allerta per altri potenziali casi in altre strutture alberghiere. I documenti rubati sono presentati con pixel sfocati dagli hacker, ma acquistando un accesso si possono ottenere le versioni chiare.
Il Garante per la privacy ha avviato indagini e richiesto alle strutture di segnalare senza indugi ogni anomalia. Nel frattempo, i siti web specializzati continuano a segnalare un incremento dei furti, con notizie di attacchi da Milano a Rimini, avendo addirittura raggiunto le Baleari. Si consiglia ai turisti di accertarsi che i sistemi di protezione delle informazioni siano adeguati, secondo le raccomandazioni dell’Aduc.
Gianni Casadei, presidente di Federalberghi Ascom Cervia, ha avvertito di un rischio ancora maggiore, suggerendo che il furto di dati potrebbe provenire da server delle software house che gestiscono in cloud. Raccomanda l’adozione di procedure di check-in tradizionali o online da parte dei clienti, evitando scansioni di documenti. “Questi metodi si sono dimostrati più sicuri ed efficaci”, ha sottolineato.
La situazione è preoccupante: il mercato del cybercrime continua a prosperare, generando un costante allerta tra turisti e operatori del settore. La protezione dei dati personali diventa quindi una priorità per garantire la sicurezza dei visitatori in Italia.