La sentenza della Corte europea sui paesi ‘sicuri’
Roma, 2 agosto 2025 – Sono i magistrati a dover decidere su profili, confini e rischi legati alla politica internazionale. La sorprendente decisione della Corte europea stabilisce che la classificazione di paesi ‘sicuri’ deve passare attraverso una valutazione giurisdizionale. “La designazione di uno Stato come sicuro – afferma la Corte del Lussemburgo – può avvenire mediante un atto legislativo, a condizione che quest’ultimo sia soggetto a controllo giurisdizionale”. In altre parole: non basta che il Parlamento italiano consideri “sicuri” Stati come Egitto e Bangladesh. Un giudice è legittimato a stabilire – come ha già fatto – che tali affermazioni non corrispondono alla realtà. Questo rappresenta una reale inversione dei poteri. Il potere giudiziario si sovrappone a quello legislativo ed esecutivo. Va notato che le istituzioni impegnate nella politica estera dispongono, evidentemente, di poteri di indagine e accertamento che superano quelli di qualsiasi magistrato. Tuttavia, il parere e la volontà del giudice prevalgono su qualsiasi risultato dell’istruttoria istituzionale, riporta Attuale.
Un aspetto particolarmente allarmante è il seguente: “Un membro dell’Unione non può includere un Paese nell’elenco dei Paesi di origine sicura se esso non offre protezione adeguata a tutta la sua popolazione”. Sarebbe logico pensare che una persona eterosessuale possa essere rimandata in un paese che perseguita gli omosessuali, o che un musulmano possa tornare in un luogo dove i cristiani sono in pericolo. Eppure, questo non è il caso. La persecuzione degli omosessuali e dei cristiani rende il paese insicuro anche per chi non appartiene a tali categorie.
Questo contrasta con una precedente delibera della Cassazione, che conferiva al governo l’autorità di decidere su quali paesi potessero essere considerati realmente sicuri, “anche in presenza di condizioni soggettive”. Vale a dire, seguendo le logiche espresse precedentemente.
Tuttavia, la Corte di Lussemburgo va oltre. Nel 2024, è stato il Parlamento italiano a identificare i paesi sicuri. I magistrati italiani hanno sollevato dubbi sulle fonti a sostegno delle decisioni legislative, e la Corte del Lussemburgo ha avallato le loro obiezioni. Così, il giudice non si limita ad applicare la legge, ma deve valutare il processo attraverso cui tali leggi sono state create.
Tra dieci mesi entrerà finalmente in vigore il patto europeo che dovrebbe chiarire molte di queste questioni. Fino ad allora, è lecito supporre che ogni tentativo di deportare nei centri albanesi immigrati considerati pericolosi sarà contestato dai giudici italiani. Sebbene la decisione della Corte di Lussemburgo si applichi a tutti i paesi dell’Unione europea, è importante notare che i soli giudici che si oppongono ai rimpatri sono quelli italiani. La Germania, infatti, dal mese di agosto 2024 ha potuto procedere con il rimpatrio di migranti provenienti dall’Afghanistan, riconosciuto come un paese con alti standard di sicurezza. È emblematico che mentre governi socialisti, come quelli britannico e tedesco, prima della vittoria di Merz, cercassero di adottare soluzioni italiane, la sinistra italiana celebri successi. Da un lato le decisioni dei giudici italiani offrono un forte sostegno alla separazione delle carriere, dall’altro è difficile immaginare che aumentare il numero di migranti privi di documenti e spesso con pesanti precedenti penali possa tradursi in un consenso politico a favore di qualcuno.