Milano, la giungla degli affitti in aumento

18.07.2025 06:15
Milano, la giungla degli affitti in aumento

Crisi degli Affitti a Milano: Una Situazione Sempre Più Complessa

Sotto l’ombra dei grattacieli, la classe media milanese è in difficoltà. I prezzi delle case sono schizzati in alto e gli alloggi a canone calmierato sono insufficienti, creando un divario sempre più ampio tra stipendi e costo della vita nella metropoli. Questa situazione ha costretto molti a spostarsi oltre i confini cittadini, verso i comuni dell’hinterland e oltre. Un processo che ha subito un’accelerazione dopo l’Expo, rendendo Milano sempre più inaccessibile per le famiglie e alimentando la crescita dei “lavoratori poveri”, che, nonostante un’occupazione, faticano ad arrivare a fine mese. Mentre il settore delle costruzioni ha continuato a espandersi, con un boom immobiliare senza precedenti rispetto ad altre città, il mercato immobiliare è diventato un lusso. Secondo un rapporto, il costo medio al metro quadro a Milano oscilla attorno ai 5.104 euro, con punte superiori ai 7mila euro in centro e fino a 14mila euro in quartieri prestigiosi come CityLife. Negli angoli più periferici, come Baggio o Gallaratese, i prezzi si attestano intorno ai 3mila euro al metro quadro. Ma cosa dire degli affitti? Il costo medio di un bilocale a Milano varia tra 1.300 e 2.500 euro al mese.

Le statistiche di Idealista Insights mostrano che i prezzi sono aumentati del 56% dal giugno 2015 ad oggi, con un incremento degli affitti del 63%. Di conseguenza, molti aspiranti inquilini si orientano verso la fuga dalla città. L’effetto è un’esclusione progressiva, rendendo Milano sempre più un lusso accessibile a pochi. Già tre anni fa, numerosi residenti di quartieri popolari e famiglie in affitto si erano mobilitati, in collaborazione con i sindacati di categoria, per chiedere una Milano più inclusiva, in grado di accogliere anche il ceto medio oppresso dagli aumenti. Una pensionata raccontava: “Per un appartamento di 48 metri quadri al Lorenteggio, pago 900 euro al mese”. Con l’apertura della metropolitana Blu, i canoni sono ulteriormente aumentati. Chi non riesce a fronteggiare questi costi è costretto ad abbandonare la città.

“Negli ultimi dieci anni”, afferma Giovanni Carenza dell’Unione Inquilini di Milano, “sono partite da Milano 400mila persone di reddito medio-basso, mentre sono arrivate 450mila persone ad alta capacità economica. Mancano politiche specifiche per sostenere i lavoratori e le famiglie che rappresentano la maggioranza della popolazione, costrette a trasferirsi altrove”. Recentemente, i sindacati come Unione Inquilini, Sunia e Sicet hanno avviato accordi con grandi enti immobiliari per garantire canoni più accessibili e proteggere le fasce più vulnerabili. Sebbene esistano alloggi di housing sociale a canone calmierato, il numero è insufficiente. A Milano, secondo il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico, ci sono 16.681 alloggi di questo tipo, principalmente sviluppati da fondi e cooperative edilizie. Negli ultimi dieci anni, si sono realizzati 4mila appartamenti in vendita convenzionata e 3.551 in locazione, di cui il 10% destinato al canone sociale per soggetti a rischio.

Nonostante le iniziative, le risorse disponibili restano insufficienti a soddisfare le esigenze, dato che il 25% delle famiglie ha un reddito mensile tra 1.600 e 2.700 euro, come indicato da una ricerca condotta da Nomisma.

In questo contesto emerge il Piano Casa straordinario del Comune, che prevede 10mila nuovi alloggi a canone calmierato (fino a un massimo di 80 euro al metro quadrato all’anno) entro dieci anni. Ma cosa dire delle case popolari? “Non ci sono nuove costruzioni; i piani attuali si concentrano su abbattimenti e ricostruzioni che stanno progredendo lentamente”, prosegue Carenza. “Fermare questo processo è molto complicato”, riflette Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano. “La densificazione di edifici di lusso ha avuto come conseguenza un aumento vertiginoso dei prezzi. Solo le zone periferiche o popolari continuano a essere un rifugio per il ceto medio impoverito, fatto di famiglie giovani, infermieri, insegnanti e lavoratori precari. Milano non è solo dei finanzieri e dei banchieri; sebbene tutte le città stiano affrontando trasformazioni simili, Milano è quella più esposta”. È urgente invertire questa tendenza, e per farlo è necessaria una mobilitazione congiunta tra politica e società civile.

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