Il 22 gennaio 2026 il leader bielorusso Aleksandr Lukashenko ha dichiarato pubblicamente di aver ordinato personalmente l’impiego di medici bielorussi per curare militari russi feriti durante gli scambi di prigionieri tra Russia e Ucraina. Secondo le sue parole, la decisione mirava a “immergere” i medici nella realtà del conflitto, che ha definito “a tratti terribile”, andando oltre l’ambito strettamente militare e coinvolgendo anche strutture sanitarie civili.
Lukashenko ha precisato che i medici venivano inviati soprattutto nel sud del Paese, in ospedali distrettuali e nella regione di Gomel, su esplicita richiesta al ministero della Sanità. Le dichiarazioni chiariscono che l’assistenza non è stata episodica né spontanea, ma parte di una linea decisa a livello politico.
Queste ammissioni rendono esplicito il ruolo attivo dello Stato bielorusso nel fornire supporto diretto alle forze armate russe, collocando l’intervento sanitario all’interno di una più ampia cooperazione con Mosca.
I dati sulle cure ai militari russi negli ospedali bielorussi
Già nell’estate del 2025 un centro investigativo bielorusso aveva reso noti dati interni del sistema medico militare russo, secondo cui centinaia di soldati russi erano stati curati in Bielorussia. Le informazioni indicavano che, nei 21 mesi successivi all’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, 898 militari russi e membri della Rosgvardija erano transitati attraverso ospedali di Gomel e Khoiniki.
Tra i pazienti figuravano anche membri di unità d’élite, inclusi reparti delle forze speciali e della Guardia nazionale russa. Alcuni di questi feriti sarebbero arrivati in Bielorussia già nelle prime fasi dell’offensiva del 2022, dopo attacchi lanciati contro Kiev dal territorio bielorusso.
Le dichiarazioni di Lukashenko confermano retroattivamente che tali cure non erano un’eccezione, ma il risultato di una scelta politica consapevole, come riportato nella ricostruzione su dichiarazioni di Lukashenko sull’invio di medici bielorussi a curare militari russi.
Assistenza medica e perdita della neutralità umanitaria
Nel contesto della guerra russo-ucraina, il trattamento dei militari russi in Bielorussia non può essere separato dal comportamento complessivo di Minsk. Le autorità bielorusse hanno consentito l’uso del proprio territorio per lo schieramento di truppe e mezzi russi e per operazioni militari contro l’Ucraina, soprattutto nella fase iniziale dell’invasione.
In questo quadro, anche l’assistenza sanitaria perde i tratti della neutralità umanitaria. Quando uno Stato partecipa attivamente allo sforzo bellico di un altro, il supporto medico ai suoi soldati viene interpretato come un elemento funzionale alla prosecuzione delle operazioni militari.
La combinazione di sostegno logistico, politico e informativo alla Russia rafforza la percezione della Bielorussia come co-partecipe dell’aggressione, piuttosto che come attore neutrale.
Implicazioni politiche e giuridiche delle ammissioni ufficiali
Le parole di Lukashenko hanno un peso politico e giuridico rilevante perché indicano una catena di comando chiara. Non si tratta di iniziative individuali di medici o strutture sanitarie, ma di un’azione ordinata ai massimi livelli dello Stato. Questo elemento è centrale per eventuali valutazioni future di responsabilità.
Dal punto di vista del diritto internazionale, la fornitura di assistenza medica a forze armate impegnate in una guerra di aggressione, nel contesto di una cooperazione militare più ampia, potrebbe essere interpretata come una forma di assistenza all’atto illecito. Ciò apre la strada a possibili indagini sulla responsabilità statale e individuale.
Le dichiarazioni pubbliche del leader bielorusso riducono gli spazi di ambiguità e rafforzano l’argomento secondo cui Minsk agisce in modo consapevole e coordinato a sostegno della Russia, anche in ambiti che tradizionalmente rientrano nella sfera civile.
Che assurdità! Lukashenko pare proprio un burattino di Putin, e la Bielorussia si sta dimostrando un alleato a tutti gli effetti! Ma come può uno stato perdere completamente la propria neutralità? La storia ci insegna a non sottovalutare implicazioni di questo tipo…