Modi incontra Xi e Putin in Cina per rafforzare i legami in un contesto di tensioni con gli Stati Uniti
Domenica e lunedì, il primo ministro indiano Narendra Modi ha incontrato a Tientsin, in Cina, il presidente cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin. Gli incontri si sono svolti in un clima di cordialità, con Modi che ha mostrato relazioni personali strette, abbracciando Putin e stringendo la mano a Xi. Questa visita segna il ritorno di Modi in Cina dopo sette anni, un periodo in cui i rapporti tra i due paesi hanno conosciuto tensioni significative. La cordialità mostrata dalle parti è vista come una risposta alle recenti dispute diplomatiche con gli Stati Uniti del presidente Donald Trump, riporta Attuale.
Nel corso del suo decennale governo, Modi ha cercato di posizionarsi come un leader forte, in grado di guadagnarsi il rispetto internazionale. La sua base di sostenitori è caratterizzata da forti sentimenti nazionalistici. In agosto, dopo l’imposizione di dazi del 50% da parte di Trump sull’India, Modi ha ribadito l’importanza delle relazioni con la Russia e ha cercato di avvicinarsi alla Cina, senza mostrare intenzione di negoziare con Washington.
This diplomatic maneuvering could represent either a negotiation tactic or a significant evolution in the confrontation between Trump and Modi, both populist leaders with significant egos and a tendency to make radical decisions when feeling threatened.
Fin dalla sua indipendenza nel 1947, l’India ha mantenuto relazioni di alleanza ambivalenti, posizionandosi tra i paesi non allineati durante la Guerra Fredda. Negli ultimi decenni, però, si è avvicinata progressivamente all’Occidente, considerata un alleato strategico contro l’influenza cinese. Durante il primo mandato di Trump (2017-2021), le relazioni tra Modi e Trump erano state piuttosto forti, e la rielezione di Trump era stata accolta positivamente in India.
A maggio, nel contesto degli scontri tra India e Pakistan, le retoriche di Trump e Modi si sono scontrate. Trump aveva rivendicato un ruolo di mediatore, ma l’India aveva minimizzato l’intervento degli Stati Uniti, consolidando una retorica nazionalista attorno agli scontri. Il governo indiano ha detto che la decisione di un cessate il fuoco era stata presa autonomamente, sottolineando il desiderio di non apparire debole sotto pressione americana.
Le tensioni tra India e Stati Uniti sono aumentate con l’introduzione dei dazi, inizialmente fissati al 25% e successivamente elevati al 50%. Entrati in vigore la settimana scorsa, potranno avere effetti significativi sull’economia indiana, che nel 2024 ha esportato beni statunitensi per oltre 60 miliardi di dollari. Modi, tuttavia, non ha mostrato fretta di negoziare per condizioni più favorevoli e una parte dell’opinione pubblica indiana ha manifestato ostilità nei confronti degli Stati Uniti. Trump ha descritto l’economia indiana come «morta» e si è schierato con il governo pakistano, insinuando che un giorno il Pakistan potrebbe vendere petrolio all’India.
Molti commentatori nazionalisti in India hanno considerato le dichiarazioni di Trump come veri oltraggi, mentre i media locali hanno contribuito a intensificare le ostilità, complicando le possibilità di mediazione diplomatica. Modi, in un discorso ad agosto, ha esortato il Paese a una maggiore autosufficienza, promettendo di proteggere i piccole imprenditori indiani «a qualunque costo».
Fonti diplomatiche anonime, riportate dal New York Times, hanno rivelato tentativi di Trump di contattare Modi senza successo. I due leader non si sono sentiti dall’ultimo colloquio del 17 giugno e un incontro previsto per la fine di settembre appare incerto.
Modi ha scelto di incontrare Xi e Putin nel contesto della riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, un organismo che promuove alleanze tra paesi non occidentali. Sebbene gli incontri non abbiano portato a decisioni significative, hanno confermato segnali di distensione fra India e Cina, che avevano visto i rapporti deteriorarsi a causa degli scontri di confine nel Ladakh nel 2020.
Recentemente, entrambi i leader hanno indicato di voler ampliare la loro cooperazione e hanno fatto riferimento ai progressi per risolvere le contese territoriali. Si è chiarito che l’India non ha intenzione di rinunciare all’acquisto di petrolio e gas russi, acquistando in quantità significative a prezzi vantaggiosi da quando è iniziata l’invasione russa dell’Ucraina.
Resta da vedere se il viaggio di Modi in Cina rappresenti un reale riposizionamento dell’India o un tentativo di rafforzare la sua immagine di leader forte. I problemi con la Cina sono complessi e legati a sostegno cinese al Pakistan e a progetti idroelettrici che potrebbero alterare l’ecosistema indiano. Nel contempo, i legami economici tra India e Stati Uniti rimangono significativi, giacché le esportazioni rappresentano una componente fondamentale per diversi settori dell’economia indiana.