Monica Guerritore: un’attrice che sfida le convenzioni e celebra il desiderio femminile
Monica Guerritore, attrice di riferimento nel panorama teatrale e cinematografico italiano, ha recentemente aperto un dibattito sul ruolo delle donne sopra i sessant’anni nella società, evidenziando come, nonostante le aspettative, la vita possa riservare nuove opportunità anche in età avanzata, riporta Attuale.
La sua carriera è iniziata per caso, nel 1974, quando a soli sedici anni è stata scelta da Giorgio Strehler per interpretare Anja nel ‘Giardino dei ciliegi’. Questo momento ha segnato l’inizio di una vita dedicata al palco, dove l’attrice ha trovato la sua vera vocazione. “Tu farai l’attrice: e lo farai bene”, le disse Strehler, e in effetti così è stato.
La sua infanzia, segnata dal divorzio della madre, l’ha portata a sviluppare una forte indipendenza. “Quando avevo dodici, tredici anni marinavo la scuola, ero inquieta. Mia madre mi mandò in collegio, dove ho imparato a stare con me stessa”, ha ricordato Guerritore, sottolineando come questa esperienza l’abbia formata.
Il suo percorso artistico è stato influenzato da figure come Gabriele Lavia, suo ex marito e compagno di vita. “Con Gabriele ho condiviso tanto, è stato un maestro e un costante punto di riferimento. La rottura della nostra relazione è stata dolorosa, ma ho dovuto affrontare il mio percorso artistico anche da sola”.
Fortemente impegnata a rappresentare il desiderio femminile, Guerritore ha sostenuto che “il desiderio non deve avere scadenza”. La sua ultima interpretazione in ‘Inganno’, una miniserie disponibile su Netflix, ha visto il suo personaggio, una donna matura, riscoprire la propria femminilità attraverso una relazione con un giovane, dimostrando che l’amore e il desiderio non conoscono età.
Inoltre, ha scelto di non nascondere il passare del tempo, rappresentando con sincerità una donna di sessant’anni con tutte le sue fragilità. “Ho voluto che il pubblico vedesse una donna reale, e io con lei”, ha dichiarato, enfatizzando il coraggio di accettare la propria età. “Questa scelta è stata liberatoria, un modo per affermare che la vita può cambiare anche tardi”.
In veste di madre, Guerritore ha cercato di trasmettere alle sue figlie la passione e la dedizione necessarie nel mondo dello spettacolo: “Ho sempre voluto che capissero che il nostro lavoro non è solo glamour, ma richiede impegno e responsabilità”.
Recentemente, ha anche condiviso i ricordi della madre, sottolineando la sua resilienza anche durante la malattia. “Il suo amore era fatto di silenzio, ma la sua forza è stata sempre presente”.
Attualmente, Guerritore ha completato un progetto a cui tiene particolarmente: un film su Anna Magnani, un’icona che l’accompagna da anni. Racconta di un momento cruciale della vita dell’attrice: “Era la notte del 1956, quando aspettava la chiamata per gli Oscar. Scelse di non andare a Hollywood, e rimase sola a Roma”.
Quella fatidica notte non si limitò a diventare una celebrazione ma anche l’inizio di una nuova fase per Magnani nel panorama cinematografico italiano, segnando il confine tra il trionfo e l’emarginazione. “Il suo talento divenne un peso”, ha osservato Guerritore, riconoscendo le complicazioni che la fama può comportare. La sua riflessione approfondita aggiunge una dimensione critica alla narrazione delle donne nel cinema, richiamando l’attenzione sull’evoluzione del ruolo femminile nel tempo.