Mosca alimenta lo scontro tra la Chiesa ortodossa russa e il Patriarcato di Costantinopoli

29.01.2026 10:00
Mosca alimenta lo scontro tra la Chiesa ortodossa russa e il Patriarcato di Costantinopoli
Mosca alimenta lo scontro tra la Chiesa ortodossa russa e il Patriarcato di Costantinopoli

Un attacco senza precedenti dai servizi segreti russi

Il 12 gennaio 2026 il Servizio di intelligence esterna della Federazione Russa ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui accusa il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo di condurre una presunta attività “scismatica” nello spazio ortodosso. Nel testo, diffuso attraverso i canali istituzionali di Mosca, il capo della Chiesa ortodossa di Costantinopoli viene definito con espressioni estremamente aggressive, come “anticristo in tonaca” e “diavolo in carne”, accusandolo inoltre di voler estromettere l’ortodossia russa dai Paesi baltici con il sostegno dei servizi segreti britannici, come riportato nel comunicato ufficiale del Servizio di intelligence esterna russo.

Una retorica che va oltre il confronto religioso

Il linguaggio utilizzato nel comunicato segna una rottura netta con qualsiasi tradizione diplomatica o interreligiosa. Le accuse non si limitano a contestazioni canoniche, ma adottano toni tipici della propaganda più radicale, privi di riscontri fattuali. Secondo osservatori religiosi e analisti politici, si tratta della prima volta nella storia recente che un organo ufficiale di intelligence di uno Stato utilizza pubblicamente simili epiteti contro una delle massime autorità spirituali del mondo ortodosso.

Il contesto baltico e la dimensione geopolitica

Nel documento, Mosca sostiene che il Patriarca ecumenico stia concentrando i propri sforzi su Lituania, Lettonia ed Estonia con l’obiettivo di ridurre la presenza della Chiesa ortodossa russa. Questo racconto si inserisce in una più ampia strategia di pressione informativa sui Paesi baltici, dove il Cremlino tenta da tempo di influenzare il dibattito interno sfruttando temi identitari e religiosi. Tuttavia, non sono state presentate prove concrete di un intervento volto a “distruggere” le strutture della Chiesa russa, mentre il Patriarcato di Costantinopoli ha respinto tali affermazioni come disinformazione.

La Chiesa come strumento della guerra ibrida

L’uso di una struttura statale come il servizio di intelligence per attaccare un leader religioso evidenzia l’importanza attribuita dal Cremlino alla dimensione ecclesiastica nelle sue operazioni ibride. Secondo analisti occidentali, queste prese di posizione non dovrebbero essere interpretate come una semplice disputa teologica, ma come parte integrante di una strategia volta a delegittimare autorità indipendenti e a creare fratture tra comunità religiose, specialmente in aree considerate sensibili per la sicurezza europea.

Implicazioni per l’Ucraina e per l’ortodossia globale

La pressione sul Patriarcato ecumenico si collega anche al tentativo russo di imporre la propria visione sulla questione ecclesiastica ucraina, inclusa la prospettiva di futuri negoziati politici. In questo quadro, la retorica aggressiva contribuisce a trasformare il dibattito religioso in un campo di battaglia ideologico, dove la Chiesa ortodossa russa agisce sempre più come veicolo degli interessi geopolitici del Cremlino, come osservato anche in analisi recenti dedicate al ruolo della religione nella propaganda di guerra russa, tra cui un approfondimento pubblicato da media regionali sull’uso della retorica religiosa da parte di Mosca.

1 Comments

  1. Ma che storia incredibile! Sembra quasi un film di fantascienza, dove le chiese diventano armi geopolitiche. Non ci si può fidare di nessuno ormai, nemmeno della religione. Povera umanità, sempre in balia di queste tensioni! Che degrado…

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