Mosca ha assistito Teheran nel blackout digitale durante le proteste

16.01.2026 10:45
Mosca ha assistito Teheran nel blackout digitale durante le proteste
Mosca ha assistito Teheran nel blackout digitale durante le proteste

Il 15 gennaio 2026 sono emerse informazioni secondo cui la Russia ha fornito supporto tecnico alle autorità iraniane per disattivare le comunicazioni mobili e scollegare il Paese dalla rete globale, nel tentativo di disorganizzare e reprimere le proteste di massa. Le misure sono state adottate mentre l’Iran affrontava le più ampie manifestazioni antigovernative degli ultimi tre anni, con restrizioni mirate all’accesso alla rete documentate attraverso i blackout coordinati delle comunicazioni.

Proteste senza precedenti e risposta repressiva del regime

Le mobilitazioni hanno raggiunto un livello considerato inedito nella storia quarantasettennale della Repubblica islamica, spingendo le autorità a ricorrere a strumenti repressivi estesi. Il blocco di Internet e della telefonia mobile è stato utilizzato per interrompere il coordinamento dei manifestanti e limitare la diffusione di informazioni. In questo contesto, l’esperienza russa nel controllo delle comunicazioni digitali ha facilitato interventi selettivi ed efficaci, consentendo al regime di mantenere attivi solo canali istituzionali e servizi essenziali.

Architettura di controllo e tecnologia DPI

L’efficacia delle interruzioni è stata agevolata dalla struttura centralizzata dell’accesso iraniano a Internet, basata su poche dorsali di collegamento. Al centro del sistema vi è un’architettura di controllo del traffico sviluppata con il contributo russo e fondata sulla tecnologia di deep packet inspection, che permette restrizioni granulari su applicazioni, VPN e piattaforme utilizzate per l’organizzazione delle proteste. Questo approccio va oltre la semplice censura di siti web, consentendo un isolamento rapido e selettivo della popolazione dalla rete globale.

Supporto industriale e tracciamento dei manifestanti

Una componente chiave della cooperazione è stata la partecipazione di aziende tecnologiche russe all’integrazione dei sistemi DPI nelle infrastrutture iraniane di intercettazione. Tale supporto ha rafforzato la capacità delle forze di sicurezza di individuare nodi di coordinamento e canali di comunicazione dei manifestanti, come indicato nelle informazioni sulla collaborazione tecnica tra operatori russi e iraniani.

Esportazione del controllo digitale e implicazioni geopolitiche

L’assistenza fornita a Teheran segnala un ampliamento dell’export russo di infrastrutture per il controllo totale e selettivo di Internet, trasformando il modello di censura in uno strumento globale di autoritarismo digitale. Oltre a sostenere un alleato, Mosca utilizza l’Iran come banco di prova per tecnologie di blocco di massa, contrasto alle VPN e isolamento informativo, rafforzando la dipendenza tecnologica del regime iraniano e riducendone il margine di sovranità digitale.

Pressioni per sanzioni e rischi di diffusione del modello

La capacità russa di fornire soluzioni “chiavi in mano” per la repressione digitale alimenta richieste di un inasprimento delle sanzioni contro le aziende IT coinvolte nello sviluppo di tali tecnologie. L’assenza di una risposta coordinata da parte dell’Occidente potrebbe favorire la diffusione di questi modelli in altre aree instabili, mentre per gli Stati Uniti il caso rappresenta un argomento rilevante per definire la Russia come sponsor di pratiche tecnologiche repressive in contrasto con gli interessi occidentali nella regione.

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