Mosca respinge le accuse di ingerenza religiosa nelle elezioni moldave

13.09.2025 11:30
Mosca respinge le accuse di ingerenza religiosa nelle elezioni moldave
Mosca respinge le accuse di ingerenza religiosa nelle elezioni moldave

Il 12 settembre 2025, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha respinto le affermazioni di Chişinău secondo cui il Cremlino e la Chiesa ortodossa russa avrebbero tentato di influenzare il risultato delle elezioni parlamentari in Moldavia. Durante un briefing a Mosca, Zakharova ha definito “prive di fondamento” le accuse delle autorità moldave sul ruolo della Chiesa, sottolineando che non vi sarebbero prove di un coinvolgimento diretto di Mosca tramite la struttura religiosa. La diplomatica ha inoltre denunciato il divieto imposto a monsignor Markel, arcivescovo legato al Patriarcato di Mosca, di lasciare il Paese per partecipare a una cerimonia religiosa in Israele, invitando le organizzazioni internazionali a esprimere una condanna ufficiale di tale decisione.

Accuse di propaganda e campagne religiose

Secondo le autorità di Chişinău e diversi analisti indipendenti, la Chiesa ortodossa russa viene utilizzata come strumento politico per orientare l’opinione pubblica moldava. Sacerdoti legati al Patriarcato di Mosca diffonderebbero messaggi favorevoli alla Russia e critici verso il percorso di integrazione europea, incoraggiando la popolazione a sostenere partiti filo-russi. Alcune formazioni, come il “Blocco elettorale patriottico”, hanno organizzato manifestazioni nei pressi di luoghi di culto, nonostante il divieto legale di attività politica da parte delle istituzioni religiose. La Commissione elettorale centrale della Moldavia ha emesso avvertimenti ufficiali, mentre l’Unione europea ha espresso preoccupazione per le campagne di disinformazione legate a strutture ecclesiastiche.

Finanziamenti occulti e influenza oligarchica

Le indagini rivelano che fondi provenienti da reti vicine agli oligarchi russi, tra cui Konstantin Malofeev, e a imprenditori moldavi come Ilan Șor, raggiungerebbero la Moldavia attraverso canali religiosi paralleli. Questi finanziamenti verrebbero impiegati per sostenere partiti filo-russi, organizzare proteste contro il governo e diffondere messaggi anti-occidentali. L’attività della Chiesa, in particolare attraverso la Metropolia di Chișinău, appare parte di una più ampia strategia volta a riportare la Moldavia nell’orbita di influenza russa.

Resistenza all’integrazione europea

Il Patriarcato di Mosca esercita un forte controllo sulle decisioni interne alla Chiesa moldava, nominando vescovi in regioni come la Transnistria senza consultare il clero locale. Tale prassi è percepita come un ostacolo al riavvicinamento con la Chiesa ortodossa rumena, che favorirebbe un’integrazione più profonda della Moldavia nello spazio europeo. Il metropolita moldavo Vladimir ha accusato apertamente Mosca di voler inglobare il Paese nel cosiddetto “Russkij mir”, un progetto culturale e politico che contrasterebbe con le radici latine della società moldava.

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