Lavrov rifiuta l’idea di un vertice tra Putin e Zelensky: “Non ci sono condizioni.”
Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato che un incontro diretto tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky non è all’orizzonte e che non ci sono le condizioni necessarie per tale vertice. In un contesto di crescente tensione, ha sottolineato che la Russia attende prima garanzie precise prima di considerare qualsiasi forma di negoziato, riporta Attuale.
Durante una conferenza stampa congiunta con il suo omologo giordano, Lavrov ha ribadito la necessità di preparare incontri di alto livello con grande attenzione, per evitare un ulteriore deterioramento della situazione. Ha anche affermato che Putin ha suggerito di innalzare il livello delle delegazioni, anche se, secondo il gergo diplomatico russo, ciò non implica un immediato confronto diretto.
Lavrov ha inoltre criticato gli sforzi dell’Unione Europea di creare garanzie di sicurezza simili all’Articolo 5 della NATO, definendoli “una strada che porta al nulla”. Ha richiesto che Mosca abbia diritto di veto su tali questioni e che gli Stati Uniti e la Cina siano coinvolti, evidenziando la necessità di una sicurezza collettiva che tenga conto degli interessi russi.
Questa dinamica rispecchia le posizioni assunte durante i negoziati di Istanbul nel 2022, che, secondo la parte ucraina, furono compromessi proprio per queste ragioni. Lavrov ha dichiarato che è essenziale concentrarsi sugli sviluppi già raggiunti in quei colloqui. Nonostante le recenti interazioni tra Trump, Zelensky e i leader europei, la Russia non mostra segnali di voler compromettere le sue posizioni, evidenziando l’impossibilità per Kiev di accettare un diritto di veto moscovita sulla sua sovranità.
Lavrov ha chiarito che la Russia è pronta a partecipare a qualsiasi formato di negoziato, a condizione che si tratti di un approccio onesto e non di tentativi europei di coinvolgere gli Stati Uniti in una campagna contro Mosca. La situazione appare attualmente stagnante, indicativa di una strategia russa di attesa. Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo, ha accusato i leader europei di ostacolare i tentativi di pace e di ripristinare relazioni russo-americane, suggerendo che per Mosca l’obiettivo primario non è più Kiev, ma Bruxelles.