Israele e l’Operazione di Targeting dei Dirigenti Iraniani
Israele avrebbe localizzato alcuni dirigenti iraniani, incluso il presidente Masoud Pezeshkian, attraverso i cellulari delle loro guardie del corpo, lanciando un attacco mirato su un bunker che, tuttavia, non sarebbe riuscito ad eliminare i bersagli, con Pezeshkian che risulta aver riportato solo ferite lievi, riporta Attuale.
Secondo una esclusiva del New York Times, i servizi israeliani hanno impiegato informazioni ottenute nel corso degli anni per stilare un elenco di quasi 400 personalità da colpire. La lista è stata successivamente ridotta a cento nomi, comprendenti ufficiali e scienziati nucleari, e infine a 25-30 individui. Il Mossad, operando insieme all’IDF, ha raccolto una vasta gamma di dati utilizzando risorse interne per monitorare quotidianamente le attività dei target.
A Teheran, si era presa coscienza dei rischi, dato il precedente di omicidi mirati e sabotaggi. Di conseguenza, il generale Javad Assad è stato incaricato di rafforzare la sicurezza intorno a funzionari chiave, ordinando a ministri e ufficiali di evitare l’uso di cellulari e di prestare attenzione alle comunicazioni. Tuttavia, un’approssimazione nella sicurezza ha portato alcuni a non seguire questi avvertimenti, con le guardie del corpo che hanno inconsapevolmente rivelato informazioni critiche.
Il 16 giugno, l’intelligence israeliana è stata in grado di localizzare i dirigenti in un complesso sotterraneo a nord di Teheran, dove si stavano riunendo membri chiave del Consiglio di Sicurezza. Durante l’operazione, i membri del consiglio non hanno portato i loro cellulari, ma quello delle loro guardie è stato attivo, permettendo un attacco aereo israeliano che ha lanciato almeno sei bombe. Nonostante ciò, gli alti ufficiali sono riusciti a sfuggire, ma l’attacco ha colpito numerosi comandanti e almeno una quindicina di ricercatori coinvolti nel programma nucleare iraniano.
Le reazioni all’interno della nomenklatura iraniana sono state varie. Alcuni hanno riconosciuto il grave livello di infiltrazione israeliana e hanno incriminato l’uso imprudente delle tecnologie di comunicazione, come WhatsApp, come fattore di vulnerabilità. Per esempio, l’ex presidente Ahmadinejad ha dichiarato che un ufficiale destinato a combattere le spie era in realtà al servizio di Tel Aviv.
Negli ultimi giorni, è stato riferito dell’arresto di otto elementi in provincia del Khorasan, contribuendo così a un clima di crescente preoccupazione riguardo alle potenziali operazioni future. Sebbene vengano presentate numerose voci sui media, molte di queste restano ambigue e non rappresentano conclusioni ufficiali, suggerendo ulteriori tensioni tra Iran e Israele.