Roma, 15 agosto 2025 – Imad Dalil è il coordinatore dell’hotspot di Lampedusa, indossando la maglietta rossa della Croce Rossa Italiana, come i suoi collaboratori. L’uomo, con una parlata calma e veloce, ha i capelli cortissimi e uno sguardo profondo dietro occhiali spessi. Con doppia cittadinanza, italiana e marocchina (suo padre sbarcò su quest’isola negli anni ’80), ha dedicato diciotto anni alla gestione dell’accoglienza. Ha ricoperto ruoli in Sprar, Cara, centri di espulsione e per minori, prima di diventare direttore degli hotspot, prima a Taranto e poi a Lampedusa. Una routine relativamente tranquilla, interrotta mercoledì scorso da una tragica notizia: 85 naufraghi, 27 cadaveri. Tra questi, il corpo di una bimba di un anno, riporta Attuale.
Direttore Dalil, ci sono stati altri sbarchi nella notte?
“Due sbarchi sono stati registrati, con un totale di 85 nuovi arrivati. Attualmente, nell’hotspot ci sono 240 persone; prima erano 191. Non erano previsti trasferimenti per oggi, ma probabilmente ci saranno domani.”
Come si sente i superstiti?
“Relativamente bene, considerando le condizioni che hanno affrontato.”
Ci sono molti minori tra i nuovi arrivati.
“Sì, ma fortunatamente stanno bene.”
Allo stesso tempo, ci sono anche questioni emotive da affrontare.
“All’arrivo erano molto scossi emocionalmente. Alcuni hanno perso amici durante il viaggio, che era pieno di speranze. Uno ha raccontato di aver perso il fratello; una madre ci ha detto di aver perso il figlio e il marito.”
Esistono parole consolatorie per chi ha vissuto tali paure?
“È un compito molto delicato, gestito da un team multidisciplinare. Parleranno con loro per cercare di comprendere la situazione reale.”
Perché è fondamentale capire cosa sia successo.
“Le autorità stanno svolgendo indagini complete.”
Provengono da Pakistan, Sudan e Somalia. Che storie portano con loro?
“Non hanno condiviso molto; sembrano preferire il silenzio, stremati dal viaggio. Molti, arrivati, si sono inginocchiati quasi a rendere grazie per essere salvi. Altri ci hanno abbracciato quando abbiamo distribuito acqua.”
Cosa accadrà adesso?
“Li assisteremo finché rimarranno qui, fornendo il supporto necessario. Dopodiché saranno trasferiti a Porto Empedocle.”
Le tragedie in mare sembravano diminuire…
“Negli ultimi tempi, gli arrivi erano stati contenuti. Ma non si poteva prevedere una simile tragedia.”
La rotta del Mediterraneo centrale è ancora pericolosa?
“I viaggi in mare sono sempre rischiosi, a causa delle condizioni meteorologiche e delle imbarcazioni spesso inadeguate.”
Come si trova l’hotspot attualmente? Anche Lampedusa ha affrontato emergenze.
“Al momento, non ci sono difficoltà nella gestione. Siamo pronti ad accogliere chiunque arrivi e a garantire supporto a tutte le persone.”
La vostra presenza si ricorda solo in caso di tragedie. Cosa succede quando i riflettori si spengono?
“Il nostro lavoro è continuo. Offriamo accoglienza, assistenza sanitaria, supporto psicologico e preparazione di kit per l’accoglienza. Operiamo costantemente, anche quando non c’è attenzione mediatica.”
Qual è la motivazione che vi spinge?
“Oggi, tra volontari e operatori, siamo 81, divisi in tre turni. Tutti condividiamo i valori della Croce Rossa, collaborando insieme. Questa unità rende più gestibili anche i momenti più difficili.”