Divisioni nel Movimento Maga dopo le Dimissioni di Joe Kent
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Le dimissioni di Joe Kent, ex capo del Centro antiterrorismo, hanno riacceso i riflettori sulle divisioni nel movimento Maga (Make America Great Again) in relazione al conflitto in Iran, riporta Attuale.
Kent ha accusato l’amministrazione Usa di aver agito contro l’Iran sotto pressione di Israele e di commentatori pro-guerra. Finora, le critiche aperte sono state limitate a un paio di repubblicani al Congresso e a personaggi come Tucker Carlson e Megyn Kelly, ex presentatori di Fox News, che raggiungono un pubblico significativo, spesso superiore a quello di molti canali tv tradizionali. Anche se Brendan Carr, il capo della Federal Communication Commission, ha minacciato di revocare le licenze ai media «poco patriottici», ciò avrà scarso o nullo impatto su di loro.
«È difficile dirlo, ma non sono stati gli Stati Uniti a prendere questa decisione. È stato Benjamin Netanyahu», ha affermato Carlson, parlando della guerra in Iran nel suo show lanciato dopo il licenziamento da Fox News.
Carlson, che ha intervistato Kent, ha criticato anche altri presentatori di Fox News come Mark Levin e Sean Hannity per le loro posizioni favorevoli alla guerra. Nonostante la sua continua fiducia in Trump – «Lo amerò qualunque cosa dica di me» – ha ribadito il suo sostegno a Kent, che ha accettato di partecipare a un programma condotto da Levin, il quale ha accusato Kent di aver rivelato informazioni riservate su Trump.
Levin ha anche criticato Kent, affermando che ha contribuito alla diffusione di informazioni che avrebbero portato a una guerra. La tensione tra Levin e Kelly è aumentata quando Levin ha attaccato Kelly per la sua mancanza di supporto alla guerra in Iran; Kelly ha risposto accusandolo di essere «piccolo» e lui l’ha definita «oscena e petulante».
I sondaggi attuali mostrano che il 90% dei repubblicani Maga sostiene la guerra in Iran, mentre la popolarità di Trump rimane alta tra i suoi sostenitori, nonostante ciò sembri contraddire le sue promesse elettorali. Inoltre, la proiezione del potere militare degli Stati Uniti ha un forte richiamo sulla base, a condizione che il risultato giovi all’America.
La preoccupazione principale per gli alleati di Trump rimane il potenziale aumento del prezzo della benzina e la possibilità che la situazione nel Golfo Persico conduca a un intervento militare diretto. Nel contesto, il vicepresidente JD Vance ha cercato di rassicurare il pubblico che la Casa Bianca è consapevole delle difficoltà economiche legate ai prezzi del carburante, etichettando il conflitto come «una guerra temporanea».
Ma dai, ma che cafone questo Kent! Accusare gli Stati Uniti di seguire Israele… Sembra che a questi politici gli interessi solo il potere e non la verità. E noi qui in Italia ci preoccupiamo delle bollette! Ma che fine ha fatto la diplomazia?