Negoziazioni tra Stati Uniti e Iran: incontro a Ginevra cancellato dopo firma dell’accordo

19.06.2026 09:35
Negoziazioni tra Stati Uniti e Iran: incontro a Ginevra cancellato dopo firma dell’accordo

Cancellato l’incontro tra Stati Uniti e Iran a Ginevra, si attendono sviluppi sui negoziati

L’incontro tra i delegati di Stati Uniti e Iran previsto per venerdì a Ginevra, Svizzera, è stato cancellato. L’incontro doveva segnare l’inizio dei negoziati successivi alla firma del memorandum of understanding per porre fine alla guerra in Medio Oriente. Il vicepresidente americano JD Vance avrebbe dovuto partecipare, ma il ministero degli Esteri svizzero ha comunicato che l’incontro non avrà luogo, senza specificare le motivazioni. Poche ore prima, gli Stati Uniti avevano già annunciato l’annullamento del viaggio di Vance, riporta Attuale.

Inizialmente, Ginevra era stata scelta per la cerimonia di firma dell’accordo, che, tuttavia, è stata effettuata mercoledì in modalità digitale dai presidenti Donald Trump e Masoud Pezeshkian. Dopo la firma, l’appuntamento è stato trasformato in un incontro negoziale, che è stato poi annullato. La Casa Bianca ha dichiarato che “la logistica di questo negoziato non è mai stata semplice o prevedibile”.

I motivi della cancellazione sembrano principalmente logistici o tecnici, dato che sul piano politico non ci sono, al momento, ostacoli ai negoziati. Giovedì sera, la Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha rilasciato un comunicato, dichiarando di aver approvato l’accordo e l’inizio dei negoziati di persona con gli americani, pur affermando di avere “una visione differente”.

Il vicepresidente Vance ha intrapreso un media tour negli Stati Uniti per difendere l’accordo dalle molte critiche, sia interne che esterne. Le principali opposizioni provengono da Israele e dal governo di Benjamin Netanyahu, che hanno descritto l’accordo come un tradimento che lascia l’Iran in una posizione di forza e Israele vulnerabile.

«Donald J. Trump è l’unico capo di stato nel mondo intero che è vicino alla nazione di Israele in questo momento […] Negli scorsi tre mesi, due terzi delle armi difensive che hanno protetto la vostra patria [Israele] sono state costruite da mani americane e pagate con i soldi delle tasse degli americani. Chiunque in Israele pensi che il problema principale sia il presidente degli Stati Uniti deve svegliarsi e guardarsi intorno».

Le affermazioni di Vance, che appartiene alla fazione più anti-israeliana nella Casa Bianca, evidenziano la relazione di subordinazione di Israele rispetto agli Stati Uniti. Anche se Israele detiene diversi strumenti influenti negli Stati Uniti e gioca un ruolo strategico significativo, le parole di Vance riflettono un’amministrazione frustrata dalle posizioni di Netanyahu.

Nel frattempo, Israele ha intensificato le sue operazioni militari in Libano, in violazione del memorandum of understanding che prevedrebbe la cessazione dei combattimenti su tutti i fronti.

Nonostante la cancellazione dell’incontro a Ginevra, altre dinamiche stanno evolvendo. Giovedì sera è iniziata la riapertura dello stretto di Hormuz, dove l’Iran ha consentito il passaggio di navi, mentre gli Stati Uniti hanno interrotto il blocco navale all’imbocco dello stretto. Tuttavia, la piena ripresa del traffico marittimo richiederà mesi, complice la necessità di ripristinare le infrastrutture danneggiate e l’attesa delle compagnie di trasporto per una situazione di sicurezza totale.

Analisi recenti stimano che il traffico marittimo tornerà all’85-90% dei livelli pre-guerra tra agosto e settembre, ma per raggiungere il 100% sarà necessario attendere fino a gennaio 2027.

Un ulteriore elemento di possibili conflitti riguarda i pedaggi. Il memorandum of understanding prevede l’assenza di pedaggi per le navi in transito per 60 giorni dalla firma, ma l’Iran ha già annunciato l’intenzione di introdurre pedaggi una volta scaduto il termine, una pratica che non veniva applicata prima della guerra. Ciò potrebbe generare nuove tensioni nel commercio globale e ulteriori attriti con gli Stati Uniti.

1 Comment

  1. Ma che disastro! Se doveva finalmente succedere qualcosa di buono per la pace, ora rischiamo di tornare indietro. Ma che bravi a trovare scuse logistiche… Non ci credo che non ci siano motivi politici. E nel frattempo, Israele fa il bello e il cattivo tempo!

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