Nei kibbutz al confine con Gaza, da rifugi a nuovi inizi

12.07.2025 09:05
Nei kibbutz al confine con Gaza, da rifugi a nuovi inizi

La Dichiarazione di Pace nel Conflitto Israeliano-Palestinese

KIBBUTZ NIR ITZHAK – In questo contesto, si trovano cittadini che desiderano una guerra totalitaria contro i palestinesi di Gaza, ma ci sono anche quelli, con convinzioni pacifiste, che richiedono una cessazione immediata delle ostilità e la creazione di uno Stato arabo affianco a Israele nei territori occupati. “Non possiamo dimenticare l’Olocausto nazista, e non vogliamo che i nostri soldati causino stragi tra i civili palestinesi come sta avvenendo a Gaza,” affermano, mentre sopra le testate dei campi coltivati risuonano incessanti i bombardamenti su Khan Yunis e Rafah, con nubi di fumo nero che si alzano. La speranza di una rinascita si mescola a incertezze e paure palpabili, evocando immagini di memoriali ai massacri e fotografie dei rapiti da Hamas meno di due anni fa, riporta Attuale.

“Siamo tornati nei kibbutz devastati dall’attacco di Hamas” del 7 ottobre 2023 con una domanda cruciale: che fare adesso? Gli israeliani, un tempo sostenitori di un compromesso con i palestinesi, hanno vissuto un inclinazione verso destra. Recenti sondaggi mostrano una crescente approvazione della guerra contro l’Iran e dell’azione di Netanyahu di voler “azzerare Hamas.” A Nir Oz, il kibbutz più colpito – dove 117 su 400 membri sono stati uccisi o rapiti – al momento nessuno vuole tornare. Recentemente, Netanyahu è stato accolto da fischi e proteste, poiché la sua amministrazione è accusata di non aver fatto abbastanza per liberare gli ostaggi. A partire dal primo luglio, il governo ha ridotto i sussidi per gli sfollati, spingendoli a tornare a casa. “Abbiamo deciso collettivamente di non ricostruire nulla fino a che l’ultimo israeliano non sarà tornato,” dichiara Larry Butler, che guida le visite nel kibbutz per mostrare le devastazioni. Recentemente, centinaia di residenti degli insediamenti vicino alla Striscia di Gaza si sono riuniti nel Kibbutz Alumim per discutere i piani di ricostruzione, con milioni di shekel previsti per il 2026 per stimolare la ripresa economica e demografica.

Nel Kibbutz Nir Itzhak, la normalizzazione sembra avere la meglio. “Un fatto paradossale è che molti israeliani sono giunti qui in cerca di sicurezza dai missili iraniani a giugno. Due anni fa eravamo un luogo di paura, ora siamo un rifugio,” racconta Daniel Lanternar, 49 anni. Secondo il direttore dei progetti agricoli, Zamir Haimi, l’85% dei membri originari è tornato, accompagnato da ospiti esterni. Tuttavia, mentre discussioni e bombardamenti avvengono nelle vicinanze, l’interrogativo sorge: cosa pensi delle vittime civili palestinesi? “Non odio gli arabi,” risponde. “Conosco tanti ex lavoratori di Gaza che mi scrivono su TikTok. Credo sia necessario tornare ai dialoghi di pace. Non possiamo permettere che la logica della guerra prevalga. Non possiamo deportare un altro popolo,” asserisce con decisione, pur riconoscendo che non ha soluzioni pronte di fronte alla complicata situazione attuale.

Nella sala da pranzo del kibbutz, si vedono foto di morti e rapiti, con fiori deposti in loro memoria. Un gruppo di giovani esprime opinioni diverse; uno di loro, Din, proclama: “L’unica soluzione è espellere tutti i palestinesi, e vorrei svegliarmi senza di loro domani.” Shmulik Cohen, un sopravvissuto all’Olocausto, avverte: “Questo governo attacca Gaza per distogliere l’attenzione dal suo piano di annettere la Cisgiordania.” Egli sostiene che i suoi genitori sono scappati dalle persecuzioni naziste per non vedere i propri nipoti perseguitare altri popoli, richiedendo un compromesso come unica alternativa.

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