Il riconoscimento dello stato di Palestina da parte di paesi occidentali aumenta le tensioni con Israele
Domenica, Regno Unito, Canada, Australia e Portogallo hanno formalmente riconosciuto lo stato di Palestina, unendosi a un gruppo di nazioni che già avevano adottato questa misura. Questo sviluppo arriva in un momento critico, mentre altri paesi, come la Francia, potrebbero annunciare il loro sostegno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Sebbene il riconoscimento sia in larga parte simbolico, rappresenta una forma di pressione politica su Israele affinché interrompa i gravi crimini commessi nella Striscia di Gaza e accetti un cessate il fuoco, riporta Attuale.
Il tema della creazione di uno stato palestinese è oggetto di dibattito da decenni. Nel 1993, con gli storici accordi di Oslo, leaders palestinesi e israeliani si riconobbero come legittimi interlocutori, concordando sulla necessità di fondare uno stato palestinese sovrano accanto a Israele. Tuttavia, questa visione è rimasta irrealizzata, e nel luglio del 2024, il parlamento israeliano ha formalmente rigettato la “soluzione dei due stati”.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, esponente di estrema destra, ha sempre manifestato la sua opposizione a tale soluzione, ribadendola anche domenica in un video su X, affermando che «non ci sarà uno stato palestinese».
Questa posizione è condivisa dai membri più estremisti del governo israeliano. Itamar Ben-Gvir, ministro per la Sicurezza nazionale, ha esortato a prendere «contromisure immediate» in risposta al riconoscimento di Palestina da parte dei paesi occidentali. Parallelamente, Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, ha dichiarato che Israele dovrebbe annettere oltre l’80% del territorio della Cisgiordania come reazione ai riconoscimenti internazionali, puntando a «eliminare, una volta per tutte, l’idea di uno stato palestinese».
Per raggiungere tali obiettivi, a fine agosto, il governo israeliano ha approvato la costruzione di una nuova colonia con l’intento di dividere in due la Cisgiordania. Smotrich ha affermato che «lo stato palestinese sta venendo cancellato dalla mappa». La Cisgiordania, territorio riconosciuto dalla comunità internazionale come parte del futuro stato palestinese, è sotto occupazione israeliana da decenni, durante i quali sono state erette colonie abitate da circa 500mila persone.
Netanyahu non ha specificato quali conseguenze potrebbe avere il riconoscimento della Palestina da parte dei paesi occidentali, mantenendo un atteggiamento volutamente vago, ma ha lasciato intendere che ci saranno reazioni, dicendo che la comunità internazionale «ci sentirà nei prossimi giorni». Circolano ipotesi riguardo a possibili misure punitive, come la chiusura del consolato francese a Gerusalemme, l’espulsione dei diplomatici o la confisca dei beni francesi.
La Francia, tra le nazioni che stanno guidando l’iniziativa per il riconoscimento della Palestina, ha precedentemente presentato insieme all’Arabia Saudita una risoluzione per attuare la “soluzione dei due stati” dopo un cessate il fuoco tra Israele e Hamas. La proposta è stata approvata da 142 paesi membri dell’ONU, incluso l’Italia, ma il suo successo dipende dal supporto degli Stati Uniti e di Israele, che hanno votato contro. Un evento correlato si svolgerà oggi presso le Nazioni Unite.
Gli Stati Uniti, storici alleati di Israele, hanno espresso preoccupazioni riguardo al riconoscimento della Palestina, con il Segretario di Stato Marco Rubio che ha dichiarato che tale mossa rafforzerà Hamas e porterà a ritorsioni israeliane, senza fornire dettagli. Inoltre, l’amministrazione Trump ha negato i visti ai rappresentanti dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), impedendo loro di partecipare all’Assemblea Generale dell’ONU. Sebbene l’ANP sia riconosciuta dalla comunità internazionale come il governo legittimo del popolo palestinese, affronta una crisi di funzionamento da tempo.
Altri paesi occidentali, come Spagna, Norvegia e Irlanda, avevano già riconosciuto la Palestina nel 2024, simili a quelle circostanze politiche che giustificano il recente riconoscimento. In particolare, il governo spagnolo del primo ministro Pedro Sánchez ha assunto una posizione critica nei confronti della guerra di Israele a Gaza, portando a un significativo deterioramento dei rapporti tra Spagna e Israele.