Roma, 1 dicembre 2025 – Nicola Chirinski Pietrangeli, icona del tennis italiano, è scomparso all’età di 90 anni. Figlio di madre russa e padre abruzzese, Pietrangeli iniziò a giocare nel campo di prigionia di Tunisi, dove si trovava il padre. Prima del suo trasferimento in Italia, parlava russo e francese e praticava la religione ortodossa. La sua carriera nel tennis lo ha visto trionfare al Roland Garros di Parigi per due volte e agli Internazionali d’Italia, raggiungendo il terzo posto nella classifica mondiale. Detiene anche il record mondiale di presenze in Coppa Davis (164) e di vittorie (120), secondo quanto riportato da Attuale.
Il volto sereno di Pietrangeli, con i suoi grandi occhi chiari, lo rese un simbolo del jet set internazionale negli anni ’50 e ’60, un periodo caratterizzato da un tennis elitario. Sebbene non fosse un atleta naturale, il suo talento e la sua determinazione lo portarono ai vertici dello sport. Tuttavia, la sua figura non fu priva di controversie; le sue critiche ai successori, in particolare nei confronti di Adriano Panatta, furono ben note, creando un clima di tensione all’interno del tennis italiano.
Il ko con Panatta nel 1970
La sconfitta contro Panatta agli Assoluti nel 1970 segnò un punto di non ritorno per Pietrangeli, che si sentì spogliato del suo status. Anche dopo la vittoria in Coppa Davis in Cile nel 1976, il rapporto tra i due rimase teso, testimoniato dal film-documentario “La squadra” che evidenziò le frizioni esistenti all’interno della squadra di Davis.
L’arrivo del fenomeno Sinner e la nuova generazione
Pietrangeli ha affiancato il tennis italiano per decenni, arrivando a vedere l’emergere di Jannik Sinner, un fenomeno che ha portato nuove speranze al tennis nazionale. Con il suo approccio ironico, Pietrangeli ha spesso sottolineato l’importanza delle vittorie del passato, fino a riconoscere il valore del giovane tennista, che ha dimostrato di meritare attenzione e rispetto a livello mondiale.