Nuova legge elettorale in Italia: il centrodestra avanza con lo Stabilicum nella notte romana

27.02.2026 03:25
Nuova legge elettorale in Italia: il centrodestra avanza con lo Stabilicum nella notte romana

Roma – Un blitz notturno, orchestrato nel cuore di Roma, ha portato alla definizione di un accordo tra i rappresentanti del centrodestra (Donzelli e Rossi per FdI, Battilocchio e Benigni per FI, Paganella e Calderoli per la Lega, Colucci per NM) per presentare una nuova proposta di legge elettorale alla Camera e al Senato. Giorgia Meloni non intende attendere l’esito del referendum sulla giustizia: avanza con decisione, puntando a ottenere il primo via libera di Montecitorio prima della pausa estiva. Resta da chiarire se questa urgenza sia mirata a preparare il terreno per elezioni anticipate in caso di sconfitta referendaria o se si tratti di una manovra per deviare l’attenzione dai quesiti popolari, riporta Attuale.

Previsto il ballottaggio a patto che i primi due poli superino il 35% dei voti

La nuova legge elettorale mira a smantellare le basi del Rosatellum, proponendo un sistema proporzionale corretto da un corposo premio di governabilità. La formula è chiara: chi raggiunge il 40% dei voti ottiene automaticamente 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. In assenza di un vincitore certo, la legge prevede un ballottaggio, purché entrambi i primi due partiti superino il 35%. Senza queste condizioni, l’extra-seggi scomparirebbero, restituendo all’Italia un sistema puramente proporzionale, con le sue conseguenti instabilità. Elly Schlein, leader del PD, esprime un forte dissenso: “Inaccettabile”, dichiara. I 5 Stelle e Avs, pur critici, adottano un approccio più cauto, mentre la rigidità del Nazareno sembra preannunciare un confronto aspro, spingendo la maggioranza a blindare il testo per evitare che il dibattito parlamentare ne alteri il contenuto.

Come funziona l’addio ai collegi uninominali

L’abolizione dei collegi uninominali rappresenta un duro colpo per il centrosinistra. Con il panorama attuale, il precedente sistema avrebbe probabilmente generato ingovernabilità al Senato, aprendo la strada a nuove alleanze larghe. Il centrodestra scommette invece sulla “stabilità”, termine che ricorre frequentemente nelle 43 pagine del progetto già battezzato Stabilicum, costringendo l’opposizione a giustificare una legge che potrebbe non garantire un vincitore chiaro, una posizione poco popolare tra gli elettori.

I dubbi degli esperti sul premio di maggioranza

Tuttavia, i dettagli spingono a riflessioni critiche. Diversi esperti esprimono scetticismo riguardo alla possibilità che la Consulta avalli un premio di governabilità che spinga la maggioranza oltre il 55% dei seggi. Anche al Senato, il meccanismo appare complicato: il bonus sarà distribuito su base regionale e, in contesti più piccoli, si finirebbe per eleggere un solo senatore per lista, di fatto creando situazioni di collegio uninominale. I tecnici della maggioranza, però, sostengono con fermezza: “È tutto in regola”, mentre premono per chiudere la prima lettura entro luglio alla Camera, dove l’iter legislativo avrà inizio.

Il nome del candidato premier solo nel programma, non sulla scheda elettorale

Dietro il testo della legge si cela una delicata mediazione interna. Lega e Forza Italia, preoccupate dall’egemonia di Fratelli d’Italia, hanno ottenuto che il nome del candidato premier non appaia sulla scheda elettorale, ma solo nel programma. Questa strategia mira a preservare i propri simboli e rappresenta anche un rischio per la coalizione, con Giuseppe Conte pronto a combattere pur di ostacolare l’ascesa della Schlein.

Lo sbarramento al 3%, listini bloccati e corti

Infine, la questione dello sbarramento. Il mantenimento della soglia al 3% potrebbe favorire Calenda a discapito del PD. Ma la vera incognita per Meloni è rappresentata da Roberto Vannacci: la soglia bassa e la norma del “miglior perdente” (il recupero per chi supera l’1% in coalizione, un modo per garantire Noi Moderati) possono rivelarsi un boomerang, costringendo il centrodestra ad accogliere il movimento del generale. Nel frattempo, la Lega beneficia di listini bloccati e corti, un vantaggio netto nelle roccaforti del Nord che soddisfa Matteo Salvini. Restano escluse le preferenze, un punto caro alla premier, ma non è escluso che possano rientrare sotto forma di emendamento durante il confronto parlamentare. La scelta per il centrosinistra si presenta drammatica: dialogo o resistenza totale. Dai primi segnali, la strada del conflitto sembra già tracciata.

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