Riprendono gli scontri tra Thailandia e Cambogia, migliaia in pericolo nelle “città della truffa”
Da circa due settimane sono ripresi gli scontri sul confine tra Thailandia e Cambogia, interrotti a luglio con la firma di un cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti. Durante la nuova offensiva, la Thailandia ha bombardato anche alcuni capannoni in territorio cambogiano, noti come “città della truffa”. Queste strutture ospitano migliaia di persone che vivono e lavorano in condizioni di semi-schiavitù, impegnate in truffe online, scommesse illegali e furti di criptovalute, riporta Attuale.
Il governo thailandese ha rivendicato gli attacchi per cercare di ottenere il sostegno dell’opinione pubblica internazionale e dei governi di Stati Uniti e Cina, preoccupati per l’espansione dell’economia dei crimini informatici. Tuttavia, varie organizzazioni hanno espresso preoccupazione per i lavoratori di queste strutture, che provengono da diversi paesi asiatici e africani e sono spesso ingannati e costretti a lavorare anche durante i combattimenti.
Thailandia e Cambogia condividono un confine di 820 chilometri, con zone contestate, specialmente attorno a templi indù. Gli scontri erano iniziati lo scorso luglio, seguiti da un cessate il fuoco. Tuttavia, il conflitto si è intensificato tra il 7 e l’8 dicembre, portando a oltre 80 morti e circa 800mila sfollati nelle ultime settimane.
Le “città della truffa” non erano state precedentemente coinvolte nella guerra. Questa problematica tocca anche Vietnam, Laos e Myanmar, e ha visto un’espansione in Cambogia con la presunta complicità del governo locale. Secondo Amnesty International, solo le operazioni in Cambogia generano profitti annuali per 12 miliardi di dollari, principalmente da vittime statunitensi e cinesi.
A partire dal 7 dicembre, l’esercito thailandese ha iniziato a colpire alcune delle città della truffa, inizialmente definendole obiettivi militari. In seguito, ha riformulato la strategia, definendo le operazioni come una “guerra contro l’esercito delle truffe”, con la distruzione di almeno sei capannoni a Poipet e nelle province di Oddar Meanchey e Pursat.
La Cambogia ha negato la natura militare dei luoghi colpiti e ha affermato che non ospitano organizzazioni criminali, ma piuttosto li ha definiti come “casinò”. Questa posizione è complicata dagli interessi diretti di alcuni esponenti del governo cambogiano nelle attività economiche di questi centri.
La quantità di vittime causate dai bombardamenti rimane incerta, ma le Nazioni Unite e alcune ONG hanno avvertito che colpiscono luoghi affollati, con lavoratori intrappolati negli edifici. Video sui social media mostrano l’evacuazione di lavoratori, sorvegliati da guardie di sicurezza, mentre cercano di fuggire dai bombardamenti.
Testimonianze da dentro i capannoni colpiti indicano che diversi lavoratori sono stati costretti a restare all’interno durante bombardamenti pesanti, con paura costante per la propria vita.
Da mercoledì, sono riprese le trattative tra i due paesi per un nuovo cessate il fuoco, sotto l’egida dell’ASEAN, con un incontro di alto livello previsto per il 27 dicembre.