Olimpiadi di Milano-Cortina: la sfida dei 20 anni dopo Torino per infrastrutture durevoli e senza sprechi

27.12.2025 04:15
Olimpiadi di Milano-Cortina: la sfida dei 20 anni dopo Torino per infrastrutture durevoli e senza sprechi

Milano, 27 dicembre 2025 – ​​​Un’altra Olimpiade in Italia. Settant’anni dopo Cortina 1956, l’evento che fu il trailer del Boom economico. Sessantasei anni dopo Roma 1960, la grande celebrazione nazionalpopolare di un ottimismo che presto avremmo perduto. E venti anni dopo Torino 2006, simbolo della trasformazione di una metropoli che purtroppo si avviava a smarrire la sua dimensione industriale, riporta Attuale.

Un’altra Olimpiade italiana: non manca molto al 6 febbraio, giorno in cui si alzerà il sipario sui Giochi di Milano Cortina. Giochi sparsi per scelta, da Bormio ad Anterselva, da Livigno alla Val di Fiemme, coinvolgendo i territori di Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, coprendo un’area di 22.000 km quadrati. Un esperimento senza precedenti.

Una scommessa da vincere, fra prevedibili criticità, ritardi al solito inevitabili e suggestioni che vanno al di là del semplice dato agonistico. Per capirci: come ci ha insegnato Parigi 2024, una Olimpiade può felicemente coinvolgere una nazione intera. Fermo restando (chiedere al presidente Macron per informazioni!) che, dopo, i problemi mica scompaiono, eh.

Arianna

Tutto ciò premesso, sin dalla antica Grecia i Giochi raccontano anche e soprattutto cronache intrise di romanticismo. Storie che sono un esempio: come quella di Arianna Fontana, reginetta valtellinese dello short track, che sarebbe poi il pattinaggio veloce in pista corta.

Classe 1990, a Torino 2006 c’era già, la ragazzina. E prese una medaglia in staffetta, diventando l’atleta italiana più giovane a salire sul podio ai Giochi olimpici invernali, all’età di 15 anni e 314 giorni.

Ebbene, meno male che Arianna c’è (ancora). In carriera ha vinto 11 medaglie alle Olimpiadi, altro record. Porterà di nuovo il tricolore alla cerimonia inaugurale di Milano (di nuovo perché l’ha già fatto nel 2018) e magari ci vorrebbe la penna di Dumas per esaltare i suoi… Vent’anni dopo.

I rischi

Mi capita spesso di sostenere una cosa banale: in un contesto fatalmente dominato dal business, sono appunto gli atleti la parte sana dell’evento a cinque cerchi. Appunto perché non c’è bambino e non c’è bambina che nell’infanzia non abbia sognato almeno una volta di partecipare alla Olimpiade.

Dietro, c’è il resto. Che non sempre è piacevole da ricordare. Per intenderci: nel 2006 ero a Cesana Torinese, pista fantastica di bob e slittino, teatro dell’impresa dorata di Armin Zoeggeler, uno dei più grandi campioni azzurri di sempre.

Ebbene, quell’impianto costò più di cento milioni di euro. Ma nel 2011 era già chiuso! Uno spreco, nonché un insulto al buon senso.

Stavolta, la nuova pista è stata costruita a Cortina (a tempo di record). Ma una cosa va messa per iscritto, sospettando sia un monito inutile: tutte le infrastrutture realizzate per questa Olimpiade dovranno durare nel tempo, valere come investimento permanente.

In caso contrario, beh, vorrà dire che in questo Paese le cose non cambiano mai.

Le stelle

Meglio immaginare lo spettacolo delle competizioni. Molte sono le speranze italiane, da Sofia Goggia al curling, tenendo presente uomini e donne del biathlon, dello snowboard eccetera. Poi ci saranno le grandi stelle planetarie: le finali del pattinaggio artistico sono da sempre uno degli eventi più seguiti in tv in tutto il mondo.

Insomma, ci divertiremo. Sperando ne sia valsa la pena.

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