Il 25 luglio 2025, i Paesi Bassi insieme ad altri 40 Stati membri dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) hanno attivato il Meccanismo di Mosca per indagare sulle torture e i maltrattamenti inflitti ai prigionieri di guerra ucraini da parte della Russia. L’annuncio è stato fatto dal ministro degli Esteri olandese Kaspar Veldkamp, che ha sottolineato come questa iniziativa miri a garantire giustizia per i crimini di guerra commessi nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina. Secondo Veldkamp, i Paesi promotori si impegnano a stabilire la verità e assicurare i responsabili alla giustizia.
Un quadro di abusi sistematici contro i detenuti ucraini
Le denunce di torture non sono nuove. Già nel marzo 2024, una relazione della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani documentava un quadro allarmante di maltrattamenti sistematici: pestaggi brutali, scosse elettriche, soffocamento, stress fisico prolungato, finte esecuzioni e violenze sessuali, anche a danno degli organi genitali. La Commissione ONU nel suo rapporto del 2025 ha evidenziato il coinvolgimento diretto degli agenti dell’FSB, i servizi di sicurezza interni russi. L’agenzia Associated Press ha inoltre riportato che almeno 206 prigionieri ucraini sono morti in custodia russa entro maggio 2025, molti per le condizioni disumane di detenzione.
Il Meccanismo di Mosca come strumento internazionale di indagine
Il Meccanismo di Mosca dell’OSCE consente di avviare un’inchiesta internazionale quando una delle parti, con il sostegno di almeno nove Stati membri, ritiene che i diritti umani siano minacciati in modo grave in un paese partecipante. Questo strumento è stato già utilizzato nei confronti della Russia: nel 2018 per la situazione in Cecenia, nel 2023 per le deportazioni forzate di bambini ucraini e nel 2024 per le detenzioni arbitrarie di civili nei territori occupati.
Violazioni delle Convenzioni di Ginevra e accuse di crimini di guerra
Secondo i dati raccolti, oltre il 95% dei prigionieri di guerra ucraini liberati denuncia torture, assenza di cure mediche e confessioni forzate. Relazioni di Amnesty International e delle Nazioni Unite confermano che gli abusi sono sistematici, non isolati. Le condizioni nei centri di detenzione russi restano critiche: fame, privazione di cure e isolamento prolungato, spesso per anni, vengono descritti come parte di una strategia deliberata per deumanizzare e silenziare i detenuti.
Numerosi rapporti internazionali segnalano anche incitamenti ufficiali da parte di funzionari russi alla violenza e perfino all’esecuzione dei prigionieri, con prove di ordini diretti o approvazione implicita da parte di gruppi armati legati alle forze armate russe. Tali pratiche costituiscono gravi violazioni della Terza e Quarta Convenzione di Ginevra e sono considerate crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Pressione internazionale per nuove sanzioni e responsabilità legali
L’uso sistematico della tortura da parte della Russia rafforza la sua reputazione di Stato che ignora apertamente il diritto internazionale. Questo, secondo diversi governi occidentali, richiede una risposta più incisiva, inclusa l’espansione delle sanzioni economiche e politiche. La raccolta meticolosa di prove prepara il terreno per futuri procedimenti giudiziari e cause internazionali, con effetti duraturi sull’immagine globale della Russia.
Inoltre, le atrocità documentate pongono un ostacolo concreto alla futura normalizzazione delle relazioni con Mosca: finché i crimini non verranno puniti e le vittime non avranno giustizia, qualsiasi tentativo di cooperazione internazionale con la Russia risulterà compromesso.