La crisi in Iran: 700 italiani bloccati e tensioni crescenti
Mentre il fumo degli incendi divampati ieri nei sobborghi industriali di Teheran inizia a diradarsi sotto un cielo plumbeo, il bilancio dell’operazione Epic Fury – l’offensiva coordinata tra Stati Uniti e Israele contro i gangli vitali della Repubblica Islamica – apre una voragine diplomatica e di sicurezza per l’Italia. Il fronte della crisi si è sdoppiato con una rapidità brutale: da una parte il destino dei circa 700 connazionali rimasti intrappolati nel Paese, dall’altra l’innalzamento della soglia di vigilanza nella base Nas di Sigonella, diventata il baricentro logistico della sorveglianza occidentale nel Mediterraneo, riporta Attuale.
GLI ITALIANI IN IRAN La comunità italiana in Iran non è una massa indistinta di turisti, ma un’ossatura di alta professionalità che ieri si è ritrovata improvvisamente a dover fare i conti con un vero e proprio choc internazionale. Sono circa 700 le persone monitorate dall’Unità di Crisi della Farnesina: personale diplomatico, certo, ma soprattutto ingegneri e tecnici specializzati dei settori energetico, meccanico e delle infrastrutture. La direttiva inviata ieri dal portale “Dove siamo nel Mondo” è tassativa: restare all’interno delle abitazioni, evitare gli assembramenti e tenersi lontani da installazioni militari o governative, possibili bersagli di ritorsioni o disordini di piazza.
L’AVVISO L’Italia è stata avvisata di primo mattino, dopo l’inizio delle operazioni di Usa e Israele contro l’Iran. Da quel momento per Giorgia Meloni è stato un sabato di contatti internazionali, “per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni”. Mentre dalla Farnesina Antonio Tajani si occupava della “priorità”, ossia verificare che fossero “tutti incolumi” le decine di migliaia di italiani tra Medio Oriente e Golfo, tra cui i turisti bloccati per lo stop ai voli. Incluso il ministro della Difesa Guido Crosetto, volato ieri a Dubai per raggiungere la famiglia. Una situazione che, si apprende, avrebbe sorpreso la stessa premier, anche se da Palazzo Chigi smentiscono questa ricostruzione. Le opposizioni stigmatizzano la sua presenza a Dubai, divenuta un caso politico. Crosetto ha partecipato da remoto ai due vertici di governo convocati da Meloni con i ministri interessati, i due vicepremier Tajani e Matteo Salvini, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e l’Intelligence. Uno in mattinata (telefonico) e uno in serata, a Palazzo Chigi. Riunioni necessarie per “l’aggravarsi della crisi in Medio Oriente”, come da nota ufficiale, in cui non si fa riferimento all’operazione avviata da Donald Trump e Benjamin Netanyahu. E le opposizioni attaccano. “Ricordiamo al governo – dice il Pd – che l’Italia ripudia la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali. Non offra alcun tipo di sostegno, anche solo politico, alle azioni unilaterali”.
IL VERTICE In serata vertice a Palazzo Chigi. “Il governo, come già in passato, continuerà a impegnarsi con i partner europei, regionali e internazionali per una soluzione a favore della stabilità della Regione e al contempo ha rinnovato la sua vicinanza alla popolazione civile iraniana”, si legge nella nota dopo l’incontro, in cui sono stati condannati anche i contrattacchi iraniani ai Paesi del Golfo. E in serata Meloni ha sentito il cancelliere tedesco Merz, il premier britannico Starmer e i leader del Golfo per fare il punto sulla situazione.
IN SICILIA Mentre a Teheran la notte veniva illuminata dai lampi della contraerea, in Sicilia la base americana di Sigonella rispondeva con un protocollo di protezione passiva. Ieri pomeriggio, alle 16:03, il comando della Naval Air Station ha rotto il silenzio con un avviso ufficiale rivolto a tutto il personale militare e civile e alle loro famiglie: “Rimanere vigili. Anche se non ci sono minacce specifiche e credibili al momento, la vigilanza rimane fondamentale”.