Minneapolis: recente sparatoria coinvolge la Border Patrol e un civile disarmato
Una recente sparatoria a Minneapolis ha innescato un dibattito acceso dopo che il comandante della Border Patrol, Gregory Bovino, ha modificato drasticamente le sue dichiarazioni iniziali riguardanti l’uccisione di Alex Pretti, avvenuta sabato. Inizialmente, Bovino aveva descritto Pretti come un aggressore armato che minacciava le forze dell’ordine. Tuttavia, il panorama è cambiato con la diffusione di video che mostrano dettagli cruciali della sequenza di eventi, riporta Attuale.
Dopo la sparatoria, Bovino, in dichiarazioni pubbliche, aveva affermato: «Un individuo voleva causare il massimo danno e massacrare le forze dell’ordine… si è avvicinato agli agenti con una pistola semiautomatica calibro 9 mm. Gli agenti hanno tentato di disarmarlo, ma lui ha opposto una violenta resistenza. Temendo per la sua vita e per quella dei suoi colleghi, un agente della Border Patrol ha sparato per difendersi. Questo è solo l’ultimo attacco alle forze dell’ordine».
Tuttavia, i video registrati durante le proteste mostrano chiaramente un agente disarmare Pretti prima che la sparatoria avesse luogo. In queste immagini, si può osservare che un agente toglie la pistola dalla fondina di Pretti e si allontana prima che partano i colpi, presumibilmente sparati da uno o due agenti, quando la vittima si trovava già disarmata.
Di fronte alle nuove prove, il comandante Bovino ha quindi adottato un tono più cauto, sostenendo che «il sospettato si è introdotto in quella situazione portando con sé un’arma». Ha aggiunto che quando qualcuno interferisce in un’operazione di polizia, portandosi dietro un’arma, «è una scelta che ha fatto quell’individuo». Inoltre, ha affermato che i diritti sanciti dal Secondo Emendamento «non contano quando si scatena una rivolta» e ha ribadito che «la morte era evitabile. Non avrebbe dovuto interferire.»
Nell’intervista con la Cnn, Bovino ha continuato a giustificare l’operato degli agenti, affermando: «I nostri agenti si trovavano in ambiente ad alto rischio e ad alto stress. L’individuo stava attivamente ostacolando un’operazione delle forze dell’ordine. Era armato. Che l’arma fosse nella sua mano nel momento esatto dell’avvicinamento, o nella cintura, era comunque una minaccia letale che si era infiltrata nell’intervento degli agenti». Questa interpretazione, tuttavia, è stata messa in discussione da molti, che si sono chiesti come un uomo a terra, privo di arma, potesse rappresentare una minaccia letale.
Nonostante le nuove evidenze, la ministra per la sicurezza interna, Kristi Noem, ha mantenuto i toni aggressivi delle sue iniziali dichiarazioni, definendo Pretti un «terrorista» che tentava di causare danni alle forze dell’ordine. Ha affermato: «Non chiederemo scusa agli agenti che difendono la propria vita da agitatori armati. Ho visto i filmati fatti circolare dagli attivisti. Sono fortemente modificati e non mostrano la totalità della minaccia… Non si può giudicare una lotta tra la vita e la morte basandosi su un video di tre secondi girato con un cellulare». Queste affermazioni continuano a suscitare forti critiche e preoccupazioni intorno alla gestione della situazione e alla sicurezza degli agenti coinvolti.