Omicidio Tramontano, la difesa di Impagnatiello: “Non era intenzionale, mirava solo a provocare l’aborto”

23.06.2025 15:48
Omicidio Tramontano, la difesa di Impagnatiello: “Non era intenzionale, mirava solo a provocare l’aborto”

Un uomo “non crudele”, ma una persona sconvolta dal suo “grande castello di menzogne” che “non pianifica” l’omicidio della compagna, accettando una gravidanza indesiderata per mantenere “l’immagine perfetta che ha sempre voluto proiettare”. Questo è il profilo di Alessandro Impagnatiello, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Tramontano e del bambino che portava in grembo, riporta Attuale.

In Appello

Nell’atto d’appello firmato dall’avvocato Giulia Geradini, il processo è previsto per mercoledì 25 giugno. La difesa chiede che vengano eliminate le aggravanti della premeditazione e della crudeltà e che all’imputato siano riconosciute delle attenuanti generiche. Potrebbe già arrivare una sentenza d’appello nella stessa udienza, con l’accusa rappresentata dalla sostituta procuratrice generale Maria Pia Gualtieri.

La difesa: il crollo del castello

Il documento di 25 pagine presentato dalla difesa ricostruisce la giornata del 27 maggio 2023, descrivendo l’incontro tra le due donne di Impagnatiello davanti al suo posto di lavoro – un “ambiente intoccabile” che intensifica la sua “personalità narcisistica”. Questo faccia a faccia ha comportato la “distruzione irreparabile del castello di menzogne” che fino a quel momento gli aveva permesso di gestire relazioni parallele. L’incontro tra le due donne precede di circa due ore il ritorno a casa di Giulia Tramontano e l’agguato in cui le viene tolta la vita.

“Non c’è premeditazione”

Secondo la difesa, non si può parlare di premeditazione: il tappeto spostato e il divano coperti per evitare macchie di sangue “non sono stati dimostrati”, e la ricerca su internet “ceramica bruciata vasca da bagno” è troppo vicina all’omicidio. La condotta dell’imputato è “grossolana e maldestra”: compra la benzina dopo aver ucciso Giulia e il loro figlio Thiago e acquista un carrello per trasportare il cadavere il 30 maggio, spostando la vittima più volte lungo le scale condominiali “altamente frequentate” e lasciando in bella vista la confezione di topicida, nonostante lo avesse somministrato a Giulia mesi prima di infliggerle 37 coltellate.

Il veleno per topi

Le ricerche sul veleno per topi, secondo quanto affermato nella memoria della difesa, si concentrano “sempre e solo sul feto, in quanto l’obiettivo era provocare l’aborto della Tramontano e non causarne la morte”. Thiago, il bambino mai nato, rappresentava “un ostacolo per la sua carriera, per la sua vita, per l’acquisto futuro della casa e per la relazione con Tramontano. Se in cuor suo avesse voluto interrompere la gravidanza, l’immagine perfetta che l’imputato desiderava mantenere, in virtù delle sue caratteristiche personali, non glielo consentiva”.

L’aggravante della crudeltà

Riguardo l’aggravante della crudeltà, la vittima, colpita alla schiena, “non ha avuto il tempo di capire ciò che stava accadendo, altrimenti avrebbe tentato di voltarsi, e sul suo corpo si sarebbero evidenziati segni di difesa, indicando la consapevolezza che con lei sarebbe morto anche il bambino”, sostiene l’avvocata Geradini.

Le attenuanti generiche

Inoltre, la difesa sostiene che Impagnatiello ha diritto a delle attenuanti generiche poiché “ha subito manifestato alla famiglia della vittima il suo pentimento e le sue scuse. Durante il dibattimento non si è sottratto a un lungo e approfondito esame, esponendo le sue fragilità e offrendo un’analisi lucida del comportamento tenuto nei confronti di Tramontano, mettendosi a nudo riguardo all’immenso castello di bugie di cui è rimasto travolto”.

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