Operazione completata, Trump ora punta a raccogliere il «successo»

22.06.2025 23:35
Operazione completata, Trump ora punta a raccogliere il «successo»

Malumori al Congresso e la risposta repubblicana

NEW YORK – «Questa missione non riguardava un cambio di regime. Il presidente ha autorizzato un’operazione di precisione per neutralizzare le minacce ai nostri interessi nazionali», ha dichiarato Pete Hegseth, ministro della Difesa, esprimendo la posizione ufficiale della Casa Bianca. La strategia americana sembra orientata ad incassare il successo dell’operazione senza intraprendere ulteriori azioni, riporta Attuale.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito la posizione con fermezza, escludendo un «cambio di regime», in riferimento ai costi umani sopportati dall’America in conflitti passati come quelli in Afghanistan e Iraq durante l’amministrazione Bush. Con il numero complessivo di membri di Camera e Senato, il presidente solamente rappresenta una leadership centrale: un messaggio chiaro è dunque quello di Lindsey Graham, senatore repubblicano che, in una famosa trasmissione televisiva, ha respinto ogni tentativo di dissenso, affermando che c’è solo un comandante in capo: Trump.

Lo speaker della Camera, Mike Johnson, un alleato forte della base cristiana e rurale, ha confermato la determinazione del presidente. Altri senatori influenti si sono uniti, esprimendo supporto unanime per la scelta fatta dal presidente: «Una decisione coraggiosa e corretta», ha detto John Cornyn, mentre Roger Wicker, presidente della Commissione Forze Armate, l’ha definita necessaria per eliminare una minaccia esistenziale.

Il clima all’interno del partito repubblicano riflette una strategia ben consolidata: si tende a ripetere stessi messaggi e a sostenere il capo. Tuttavia, il movimento isolazionista, che era temuto per le sue implicazioni su conflitti futuri, ha trovato eco in un’alleanza peculiare tra i deputati di destra e di sinistra, come nel caso di Massie e Khanna. Quest’ultimo ha sollevato dubbi sul ruolo della lobby israeliana e ha cercato di riaprire il dibattito sul Piano d’Azione Complessivo congiunto (JCPOA) del 2015.

Allo stesso tempo, si assiste a un’opposizione democratica che cerca di definirsi. Mentre i repubblicani cercano una mobilitazione sociale per giustificare l’azione militare, i democratici appaiono indecisi. Sono in pochi a far sentire la loro voce, ma Alexandria Ocasio-Cortez si è distinta chiedendo un impeachment per il presidente, denunciando l’operato come una violazione della Costituzione e dei poteri di guerra del Congresso. Ha avvertito che tale decisione rischia di provocare una guerra a lungo termine.

La leadership democratica, rappresentata da figure come Nancy Pelosi e Hakeem Jeffries, ha scelto di non menzionare esplicitamente l’impeachment, consapevole che i numeri attuali non sono favorevoli; i repubblicani controllano sia la Camera che il Senato, rendendo difficile qualsiasi tentativo di rimuovere Trump, un’azione già sfruttata dal presidente in precedenti campagne per raccogliere consensi elettorali.

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