Il 7 ottobre 2025, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha rinnovato le accuse contro il partito d’opposizione Tisza, sostenendo che la formazione guidata da Peter Magyar agirebbe nell’interesse delle istituzioni europee a Bruxelles e dell’Ucraina. Secondo Orban, la linea politica del Tisza sarebbe “condizionata da forze esterne”, una dipendenza che, a suo dire, “non può essere tollerata”. Tuttavia, dietro le sue dichiarazioni si nascondono crescenti difficoltà interne: la popolarità del partito di governo Fidesz è in calo, mentre il Tisza sta guadagnando terreno nei sondaggi.
Campagna elettorale anticipata e crisi economica in Ungheria
Le elezioni parlamentari ungheresi sono previste per aprile 2026, ma la campagna elettorale di fatto è già iniziata. Il governo si trova in difficoltà a causa del rallentamento della crescita economica e dell’aumento dell’inflazione. Gli analisti avvertono che l’Ungheria si avvicina a una possibile recessione.
Per anni, l’economia del paese è stata sostenuta da fondi e sovvenzioni dell’Unione Europea, ma la Commissione europea ha sospeso l’erogazione dei fondi destinati a Budapest, citando violazioni dello stato di diritto e dei principi democratici da parte del governo di Orban. Secondo numerosi osservatori, se le prossime elezioni dovessero svolgersi in modo libero e trasparente, Fidesz e Orban rischierebbero seriamente la sconfitta.
Le tensioni estive e l’intervento di Mosca
Lo scontro politico tra il governo e il Tisza si è intensificato nell’estate 2025 dopo un episodio legato alla Russia. Il 13 agosto, il Servizio di intelligence esterna russo (SVR) ha pubblicato una dichiarazione in cui affermava che la Commissione europea considererebbe l’attuale leadership ungherese come un ostacolo all’integrazione europea. Il documento sosteneva inoltre che “Bruxelles è irritata dai tentativi di Budapest di seguire una politica indipendente e di influenzare le decisioni collettive dell’UE, specialmente riguardo alla Russia e all’Ucraina”.
Alla fine della nota, la SVR definiva Peter Magyar “leale alle élite globaliste”. In risposta, il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto dichiarò che “non c’è nulla di nuovo” nel messaggio dei servizi russi, ribadendo le accuse di Orban su presunti complotti europei volti a rovesciare il suo governo. Magyar, invece, ha reagito accusando Mosca di interferenza diretta negli affari interni dell’Ungheria.
Vecchie accuse di collusione con i servizi ucraini
Già il 13 maggio 2025, Orban aveva sostenuto che il Tisza collaborasse con i servizi segreti ucraini in un’“operazione senza precedenti” contro l’Ungheria. Secondo il premier, l’obiettivo sarebbe stato quello di ostacolare un referendum sul potenziale ingresso dell’Ucraina nell’UE.
In un videomessaggio pubblico, Orban definì il Tisza un “attore attivo” di un’operazione di intelligence straniera. Peter Magyar respinse le accuse definendole “assurde e politicamente motivate” e presentò una denuncia alla polizia contro il primo ministro, accusandolo di diffondere disinformazione e di nascondere un grave crimine, se le sue parole avessero avuto un fondamento reale. Magyar affermò che Orban stesse utilizzando i servizi segreti per delegittimare l’opposizione nel timore di perdere il potere.
Strategia del governo: mobilitare l’elettorato attraverso la paura esterna
La crescente aggressività retorica di Fidesz riflette la tensione politica in vista delle elezioni del 2026. Il partito di governo tenta di mobilitare il proprio elettorato insistendo sul tema delle “minacce esterne” e dei “complotti stranieri”. Le accuse contro il Tisza fanno parte di questa strategia, mirata a consolidare il sostegno interno e a distogliere l’attenzione dai problemi economici e dall’erosione del consenso di Orban.
In un contesto segnato da stagnazione economica e isolamento europeo, la competizione politica in Ungheria si avvia verso una delle sue fasi più polarizzate dell’ultimo decennio.