Orbán annuncia: “Finché io sarò premier e Trump presidente, nessuna sanzione americana colpirà l’Ungheria”

11.11.2025 13:00
Orbán annuncia: “Finché io sarò premier e Trump presidente, nessuna sanzione americana colpirà l’Ungheria”
Orbán annuncia: “Finché io sarò premier e Trump presidente, nessuna sanzione americana colpirà l’Ungheria”

Budapest, 10 novembre 2025 — In un post pubblicato su Facebook, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha dichiarato di aver raggiunto con Donald Trump un “esonero a tempo indeterminato” dalle sanzioni statunitensi sul petrolio russo. «Finché lui sarà presidente e io primo ministro, non ci saranno sanzioni», ha scritto Orbán, presentando l’accordo come un successo personale e una garanzia di stabilità economica per le famiglie ungheresi.

Incontri a Washington e contesto energetico

L’annuncio segue l’incontro del 7 novembre tra Orbán e Trump a Washington, durante il quale i due leader hanno discusso delle restrizioni americane introdotte a fine ottobre contro Rosneft e Lukoil. Le misure erano state decise dopo il fallimento dei negoziati di cessate il fuoco con Mosca. L’Ungheria, che nel 2024 ha importato dalla Russia il 74 % del gas e l’86 % del petrolio, puntava a ottenere un’esenzione per mantenere i bassi prezzi interni dell’energia — tra i più contenuti dell’UE. Orbán ha sostenuto che le sanzioni avrebbero causato «una catastrofe economica» con un aumento “di migliaia di fiorini” del costo del carburante entro Natale.

Differenze tra la versione di Budapest e quella di Washington

Fonti della Casa Bianca hanno però precisato che la deroga concessa a Budapest ha durata annuale e sarà subordinata ai progressi nella diversificazione delle fonti energetiche. La definizione di “esonero a tempo indeterminato” sarebbe dunque una forzatura politica, utile a rafforzare la narrativa del successo personale di Orbán in vista delle elezioni parlamentari del 2026, dove il partito Fidesz rischia di perdere la maggioranza.

Implicazioni politiche e strategiche

La dichiarazione “finché Trump sarà presidente e io premier” ha un chiaro valore elettorale: Orbán si presenta come unico garante della stabilità economica e come leader capace di trattare da pari con Washington. L’accordo rafforza la sua immagine di difensore degli interessi nazionali contro Bruxelles, ma indebolisce la coesione della coalizione occidentale che mira a limitare i finanziamenti alla guerra russa in Ucraina.
Anche all’interno dell’Ungheria, la notizia consolida il controllo politico di Fidesz e alimenta la narrativa sovranista del governo, che da anni accusa l’UE di “diktat liberale” e di intromissione negli affari interni.

Energia e geopolitica del doppio gioco

Nonostante l’apparente successo diplomatico, l’Ungheria dispone già di alternative tecniche al petrolio russo: il gasdotto Adria, che attraversa la Croazia, potrebbe coprire fino all’80 % del fabbisogno nazionale. Tuttavia, Budapest non ha mostrato volontà politica di ridurre la dipendenza dal Cremlino. La scelta di Orbán di mantenere stretti rapporti con Mosca — opponendosi a nuovi aiuti militari all’Ucraina e bloccando pacchetti di sanzioni UE — trasforma l’Ungheria in un potenziale “cavallo di Troia” russo all’interno dell’Unione.

Una politica di equilibrio rischioso

L’approccio di Orbán consiste nel bilanciare tra Occidente e Russia per ottenere vantaggi immediati, sacrificando la posizione strategica dell’Ungheria in seno a UE e NATO. Questo doppio gioco gli consente di mantenere consenso interno ma indebolisce la credibilità europea di Budapest, accentuando l’isolamento diplomatico del Paese.

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