Il 12 settembre 2025, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha dichiarato in un’intervista a Kossuth Radio che i droni russi hanno violato lo spazio aereo polacco, colpendo quindi anche quello della NATO. Orban ha sottolineato che “l’invasione di droni russi in territorio polacco è inaccettabile” e ha assicurato la piena solidarietà di Budapest a Varsavia, pur ribadendo che l’Ungheria non è coinvolta nella guerra russo-ucraina, mentre la Polonia sarebbe “fino al collo immersa” nel conflitto.
Solidarietà con la Polonia e rischio di escalation
Il premier ungherese ha definito l’episodio “l’incarnazione delle condizioni pericolose in cui viviamo”. Ha avvertito che simili attacchi potrebbero avvenire “oggi in Polonia, domani in Ungheria”, evidenziando la vicinanza della minaccia. Orban ha richiamato i legami storici e culturali con la Polonia, definendola “amica e alleata naturale” e sottolineando che il suo governo resta “al 100% solidale” con Varsavia.
L’incidente e la risposta della NATO
Nella notte tra il 9 e il 10 settembre, diversi droni lanciati dalla Russia hanno attraversato i cieli polacchi. Si è trattato della più grave violazione dello spazio aereo di un Paese NATO dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Le forze aeree di Polonia, Germania e Paesi Bassi hanno fatto decollare caccia per intercettare gli apparecchi. Il premier polacco Donald Tusk ha definito l’episodio un “attacco deliberato e coordinato”, mentre Mosca ha negato ogni responsabilità.
Reazioni internazionali e attivazione dell’articolo 4
Il presidente statunitense Donald Trump ha parlato di “possibile errore”, evitando di condannare apertamente la Russia. Varsavia ha convocato d’urgenza il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e ha richiesto l’attivazione dell’articolo 4 del Trattato Nord Atlantico. Tuttavia, la NATO non ha qualificato l’incidente come un attacco armato, pur considerandolo intenzionale.
La linea di Orban tra distanziamento e ambiguità
Orban cerca di mantenere relazioni pragmatiche con Varsavia, pur continuando a distinguere nettamente la posizione dell’Ungheria da quella polacca. Se per i polacchi la minaccia russa è percepita come esistenziale, Budapest preferisce restare ai margini del conflitto, evitando costi politici ed economici legati al sostegno militare a Kiev. La strategia ungherese consente di preservare rapporti stretti con Mosca e beneficiare di forniture energetiche a basso prezzo.
Implicazioni per l’unità occidentale
La retorica del premier ungherese riflette narrazioni vicine a quelle del Cremlino, insistendo sulla “stanchezza dalla guerra” e sulla necessità di negoziati immediati. Parallelamente, il governo di Budapest ha più volte ostacolato decisioni europee su aiuti militari all’Ucraina e sul prolungamento delle sanzioni contro Mosca, incluso il blocco di 6,6 miliardi di euro dal Fondo europeo per la pace. Intanto, Washington sollecita Ungheria e Slovacchia ad abbandonare la dipendenza dal gas e dal nucleare russi, proponendo forniture energetiche “da amici” come alternativa.
Incredibile come la situazione stia degenerando. I droni russi in Polonia sono un segnale evidente che la guerra si sta avvicinando sempre di più anche a noi. Speriamo che l’UE prenda seriamente la questione e non resti a guardare come al solito. La sicurezza è fondamentale, ma purtroppo spesso sembra che gli interessi politici abbiano la meglio…