Per il quindicesimo anno consecutivo, il governo ungherese guidato da Viktor Orbán e dal partito Fidesz viene accusato di erodere la libertà di stampa, sostituendola con una macchina di propaganda politica. Dopo aver consolidato il controllo sugli organi regolatori dei media nei primi anni 2010, Budapest ha adottato nel 2017 una legge sul “finanziamento straniero” — simile a misure già viste in Russia — che, secondo la Corte di giustizia dell’Unione europea, viola il diritto comunitario. Entro il 2022, fino al 90% del panorama mediatico nazionale risultava sotto influenza diretta del governo o di imprenditori vicini al premier.
Propaganda filorussa e campagne contro l’Ucraina
I media controllati dal governo e le testate in lingua ungherese nei Paesi vicini ripropongono narrazioni favorevoli al Cremlino: attribuzione all’Occidente della responsabilità della guerra in Ucraina, critica alle sanzioni europee contro Mosca, retorica anti-migranti e campagne contro i diritti LGBTQ+. Questo impianto narrativo mira a rafforzare l’immagine dell’Ungheria come difensore dei “valori tradizionali” in contrapposizione al resto dell’Europa.
Nascita di un’unità speciale per la manipolazione digitale
All’inizio del 2025, in vista delle elezioni parlamentari del 2026, Fidesz ha creato una squadra digitale non ufficiale per condurre guerre d’informazione mirate online. L’unità utilizza tecniche di manipolazione avanzate, inclusi contenuti deepfake, per screditare l’opposizione e amplificare messaggi favorevoli al governo tramite reti di bot. Tra gli obiettivi: indebolire il partito “Tisa”, in crescita nei sondaggi, e consolidare l’elettorato con campagne anti-ucraina.
Accuse mirate e operazioni mediatiche
Orbán ha collegato pubblicamente il crimine informatico a presunti gruppi criminali ucraini, citando perdite annuali di 8 miliardi di fiorini per le famiglie ungheresi. Episodi controversi includono un video diffuso a giugno 2025 dall’ex portavoce del premier, Alexandra Szentkirályi, che simulava rapimenti e traffici illegali come conseguenza dell’adesione di Kyiv all’UE, provocando scandalo politico. Budapest sta inoltre preparando un’iniziativa al Parlamento europeo per denunciare presunti abusi nella mobilitazione ucraina, utilizzando casi isolati come prova.
Verso nuove restrizioni legislative
Per l’autunno 2025 è previsto un video che collegherebbe l’ambasciata ucraina a operazioni di contrabbando, parte di una strategia per rafforzare il consenso interno. Parallelamente, il parlamento ungherese sta discutendo la legge “Sulla trasparenza della vita pubblica”, che consentirebbe sanzioni più severe contro media e ONG finanziate dall’estero. Nonostante le proteste di piazza, l’esecutivo sembra determinato a procedere.
Una strategia interna con implicazioni esterne
Il massiccio investimento in operazioni di disinformazione e attacchi digitali mira a compattare l’elettorato di Orbán in vista delle elezioni, ma alimenta tensioni con istituzioni europee e vicini regionali. Mentre Budapest si concentra sulle guerre virtuali, rimane aperto il dibattito su come la politica interna influenzi la stabilità democratica e la sicurezza informativa in Europa centrale.
Ma che situazione assurda, sembra di vivere in un film distopico! La libertà di stampa è un valore fondamentale, ma qua stiamo tornando indietro… Eppure, in Ungheria c’è chi applaude a questa propaganda! Non riesco a capire come si possa accettare una manipolazione così forte della realtà. Qui da noi, in Italia, la situazione non è perfetta, ma almeno abbiamo un po’ di varietà nei media!!!