Orban promette di bloccare l’ingresso dell’Ucraina in Ue e Nato

26.06.2025 17:15
Orban promette di bloccare l’ingresso dell’Ucraina in Ue e Nato
Orban promette di bloccare l’ingresso dell’Ucraina in Ue e Nato

Durante il summit Nato del 25 giugno 2025, il premier ungherese Viktor Orban ha dichiarato chiaramente che il suo obiettivo è impedire all’Ucraina di entrare nella Nato e nell’Unione Europea. Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla partecipazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Orban ha affermato: «La Nato non ha nulla a che fare con l’Ucraina. L’Ucraina non è membro della Nato, come la Russia. Il mio compito è che rimanga così» (Radio Svoboda).

Posizione di Budapest nel contesto del conflitto

La posizione dell’Ungheria, incarnata da Orban e dal ministro degli Esteri Péter Szijjártó, si caratterizza per una chiara simpatia verso Mosca e per critiche continue all’Ucraina. Fin dall’inizio dell’invasione russa su larga scala, Budapest ha ripetutamente assunto dichiarazioni contrarie alla linea condivisa da Ue e Nato in favore del sostegno a Kiev. In particolare, l’Ungheria si è opposta all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Nella notte del 25 giugno Orban ha scritto su X (ex Twitter): «L’Unione Europea è stata fondata per portare pace e prosperità ai suoi membri. Accogliere un Paese in guerra con la Russia significherebbe trascinare immediatamente l’Ue in un conflitto diretto. È ingiusto aspettarsi che uno Stato membro accetti questo rischio».

Ucraina tra resistenza e diritto all’integrazione europea

L’Ucraina, da oltre tre anni, difende la propria esistenza come Stato indipendente contro l’invasione russa, che rappresenta una violazione flagrante del diritto internazionale, dello Statuto Onu e dei principi di sovranità. La sua resistenza non è solo una battaglia territoriale, ma una lotta per valori democratici e libertà, con un significato globale.

L’idea di considerare l’Ucraina una «zona cuscinetto» tra Occidente e Russia, come suggerito indirettamente da Budapest, nega ai cittadini ucraini il diritto a un futuro politico autonomo. Questo status ridurrebbe la sovranità ucraina, privandola di garanzie di sicurezza e rendendola vulnerabile all’aggressione russa. In realtà, Kiev ha pieno diritto ad aderire a Ue e Nato, avendo rispettato criteri democratici fondamentali.

Conseguenze delle posizioni ungheresi sulla pace e sicurezza europea

Qualsiasi proposta di pace che presupponga il mantenimento del controllo russo sui territori occupati non rappresenta una soluzione, ma una legittimazione del conflitto. Tale «pace» congelerebbe la guerra e alimenterebbe futuri attacchi, anche verso altri Paesi europei. Un vero cessate il fuoco potrà avvenire solo con il ritiro completo delle truppe russe e con il perseguimento delle responsabilità per crimini di guerra.

Le affermazioni di Orban sull’incapacità dell’Ucraina di vincere rischiano di minare il morale di Kiev e il sostegno internazionale. Al contrario, la resistenza ucraina dimostra che è possibile affrontare con successo un avversario più forte grazie alla motivazione, al supporto dei partner e alla determinazione strategica. La vittoria di Kiev sarebbe un segnale globale della forza del diritto internazionale.

La divisione europea e le strategie di Mosca

Le richieste di trattare con la Russia a discapito dell’Ucraina rivelano una scarsa comprensione del conflitto. I compromessi con l’aggressore non riducono le minacce, bensì le alimentano. La vera forza europea risiede nell’unità, nella fermezza e nei principi condivisi. Sostenere l’Ucraina non è solo un obbligo morale, ma un investimento per la sicurezza duratura del continente.

Invece di affiancare un Paese sotto attacco, Orban diffonde narrazioni favorevoli a Mosca, quali negoziati di pace senza il ritorno della Crimea, l’impossibilità di una vittoria ucraina, o un presunto accordo vantaggioso tra Usa e Russia. Questi discorsi rischiano di dividere l’Europa e fanno parte di un’operazione informativa del Cremlino mirata a screditare l’Ucraina.

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