Nonostante l’appartenenza all’Unione Europea e alla NATO, l’Ungheria di Viktor Orbán ha sviluppato una politica informativa sempre più autonoma, spesso in contrasto con le linee comuni europee. Al centro di questo processo vi è una centralizzazione sistematica dei media nazionali, trasformati in strumenti di propaganda filo-governativa, e in molti casi, in sintonia con la narrativa del Cremlino.
La macchina mediatica filo-Orbán: una concentrazione senza precedenti
Il punto di svolta è avvenuto nel 2018, con la creazione del Central European Press and Media Foundation (KESMA), un conglomerato che ha assorbito oltre 400 testate, tra cui Origo, Hír TV, Magyar Nemzet e Mandiner. Pur presentato come una riforma mediatica, il progetto ha di fatto istituzionalizzato il controllo del partito Fidesz sullo spazio informativo. Attualmente, circa il 90% dei media ungheresi è sotto l’influenza diretta o indiretta del governo, formando una struttura che analisti definiscono come una vera e propria “Orban Media Group”.
Accanto a KESMA operano altri pilastri del sistema mediatico filo-governativo: il gruppo Mediaworks Hungary, che controlla la stampa regionale, e TV2 Group, una delle reti televisive più popolari del Paese, che dopo il cambio di proprietà nel 2016 è divenuta la voce dominante della propaganda governativa. A completare il quadro ci sono portali come 888.hu, noto per la retorica anti-immigrazione e anti-Soros, e Pesti Srácok, che rilancia regolarmente contenuti allineati alla narrativa russa.
Sinergie strategiche con Mosca e coordinamento tematico
Oltre a semplici somiglianze stilistiche, emergono elementi che indicano un coordinamento più profondo. Secondo fonti diplomatiche europee, Orbán avrebbe incontrato più volte rappresentanti russi legati alle operazioni d’informazione del Cremlino, in contesti discreti come l’ufficio KESMA vicino al Castello di Buda o residenze private sul lago Balaton. Una riunione riservata, tenutasi nella primavera 2023, avrebbe incluso la revisione congiunta di 11 messaggi strategici da veicolare, dalla delegittimazione delle riforme ucraine alla retorica anti-LGBT nell’UE.
Durante quell’incontro, Orbán avrebbe anche proposto temi che ritiene “sensibili” per l’Ungheria, come la presunta assimilazione della minoranza ungherese in Ucraina e Romania. Inoltre, sarebbero state discusse iniziative congiunte nei media di lingua ungherese in Slovacchia.
La rete transnazionale di influenza e i protagonisti chiave
L’apparato informativo filo-governativo ungherese non si limita ai confini nazionali. Attraverso finanziamenti a media e organizzazioni culturali in regioni con forte presenza ungherese, come Transilvania, Slovacchia, Serbia e Ucraina, Budapest ha sviluppato una rete di canali informativi leali, che diffondono narrazioni su “persecuzioni etniche”, “pace a ogni costo” e “decadenza dei valori occidentali”.
Il coordinamento è affidato a figure centrali nella strategia comunicativa di Orbán. Arpád Habony, consigliere non ufficiale del premier, controlla la rete V4NA tramite la società Danube Business Consulting Ltd. a Londra, e gestisce anche gruppi editoriali come Lokál e Modern Media Group Zrt.. Dal 2023, i suoi interessi si estendono anche alla rete di casinò Las Vegas Casino a Budapest, indicativa della portata del suo potere.
Balázs Orbán, direttore politico del premier, giurista e teorico della democrazia illiberale, è il principale ideologo del sistema, mentre Tamás Menczer, segretario di Stato e responsabile della comunicazione di Fidesz, è incaricato di veicolare i messaggi governativi con la massima efficacia mediatica.
Una sfida diretta all’integrità dell’informazione europea
Secondo gli analisti del think tank Political Capital, questa strategia rappresenta una forma sofisticata di “soft power” che però veicola contenuti convergenti con quelli del Cremlino. Il sistema ungherese evita i canali russi tradizionali come RT o Sputnik, ma replica le loro logiche: semplificazione dei conflitti geopolitici, costruzione di “nemici” esterni, e appelli al “realismo pragmatico”.
L’evoluzione politica di Viktor Orbán da leader liberale a promotore della democrazia illiberale ha reso l’Ungheria un caso emblematico all’interno dell’UE: un paese formalmente democratico, ma in cui il controllo sui media, la giustizia e l’istruzione riduce la concorrenza politica a una formalità. Il modello ungherese di gestione dell’informazione rappresenta oggi una sfida sistemica all’integrità dello spazio informativo europeo.