Ordine pronto: occupare Gaza, preoccupazioni militari sugli ostaggi

07.08.2025 07:55
Ordine pronto: occupare Gaza, preoccupazioni militari sugli ostaggi

Decisione Cruciale per il Governo Netanyahu: Invasione della Striscia di Gaza

DALLA NOSTRA CORRISPONDENZA
TEL AVIV – Il generale in pensione dei paracadutisti, Israel Ziv, ha preso la pistola e ha inseguito i terroristi di Hamas il 7 ottobre. Ieri, si è schierato insieme ad altri ex militari contro il governo di Netanyahu, affermando: «Per eliminare la malaria bisogna bonificare la palude, non sparare alle zanzare una ad una. Abbiamo già affrontato la Striscia di Gaza più volte. Ci sono le condizioni per un cambiamento di governo. Non ho mai visto un esercito vittorioso doversi occupare di ogni singolo terrorista. Si tratta ormai di una questione politica piuttosto che militare», riporta Attuale.

È sorprendente che un esercito così tecnologico non sia riuscito a prevalere su una milizia priva di armi da ben 22 mesi. L’ex paracadutista sembra avere ragione: la situazione si è trasformata in un confronto tra due visioni sul futuro di Israele. Questa sera, si prevede che il governo Netanyahu approvi un’operazione di invasione della Striscia, un passo che potrebbe segnare l’inizio di un processo di annessione.

Fino ad ora, l’occupazione ha avuto una natura «dinamica», caratterizzata da ingressi ed uscite, deportazioni continue e un controllo solo su alcune direttrici principali. La decisione imminente potrebbe riportare la situazione a quella precedente al ritiro di Ariel Sharon nel 2005. Tuttavia, a differenza di allora, non ci saranno colonie israeliane da proteggere; i palestinesi saranno confinati in aree designate dal governo israeliano.

Il futuro delle aree sotto occupazione non è ancora chiaro. Alcuni ministri suggeriscono che potrebbero essere chiamate «città umanitarie», simili a campi di concentramento. Attualmente, i palestinesi sono già in gran parte ammassati nel 12% della Striscia. Con l’ordine di occupazione, queste zone potrebbero essere fisicamente isolate, partendo da un cordone militare, poi con recinzioni e muri. I generali stimano che ci vorranno circa due mesi per completare questa operazione. Sharon scelse di ritirarsi unilateralmente da Gaza perché considerava l’occupazione troppo onerosa, una situazione che preoccupa ora i militari delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) nel contesto dell’ordine di Netanyahu.

Rispetto all’epoca di Sharon, il capo di stato maggiore Eyal Zamir deve affrontare un problema ulteriore: gli ostaggi. Hamas potrebbe non garantire loro la vita durante un’incursione israeliana. Il rischio è alto, e i militari preferirebbero continuare a logorare il gruppo militante, puntando a un rilascio attraverso negoziati. Alcuni instrumentalizzano l’occupazione come leva per tornare al tavolo delle trattative. L’aeronautica israeliana è stata criticata all’interno dell’esercito, con accuse di eccessive vittime civili derivanti dai bombardamenti. Solo ieri, 25 palestinesi hanno perso la vita a causa di attacchi aerei.

Il dibattito su queste operazioni include anche i piloti dei caccia, che contestano le immediatezza dei target rispetto alla presenza civili. La tensione è palpabile, evidenziata quando il figlio del premier ha menzionato un possibile golpe in risposta alle obiezioni dei militari.

Il ministro della Difesa ha espresso fiducia nel fatto che gli ufficiali seguiranno gli ordini. Nel frattempo, Israele cerca di modificare la narrazione riguardo alla crisi umanitaria a Gaza. Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che la quantità di cibo che entra nella Striscia aumenta quotidianamente, accusando Hamas di affamare i palestinesi. Tel Aviv ha autorizzato l’ingresso di un’associazione di commercianti, ma la situazione è precipitata, con camion saccheggiati e incidenti mortali durante la distribuzione degli aiuti alimentari.

Un’organizzazione, la Gaza Humanitarian Foundation, ha offerto assistenza per la protezione dei convogli delle Nazioni Unite, ma queste ultime rifiutano scorte militari e chiedono lo smantellamento della fondazione. Le tensioni aumentano anche durante il passaggio degli aiuti, con il governo giordano che protesta contro l’intercettazione dei propri convogli da parte dei coloni israeliani, ulteriore complicazione nella già difficile situazione umanitaria.

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