Referendum sulla giustizia: Andrea Orlando lancia un appello contro la riforma
Roma, 18 febbraio 2026 – Andrea Orlando, già ministro della Giustizia e esponente del Partito Democratico, sta attraversando l’Italia per sostenere il No al referendum sulla riforma giudiziaria. L’interesse per il tema sta crescendo, con un aumento della partecipazione agli incontri, mentre il clima di preoccupazione regna tra gli addetti ai lavori, riporta Attuale.
“È vero. Nulla è scontato ma da qualche tempo gli incontri sono più partecipati. C’è un interesse forte, e una maggiore presa di posizione sul merito della riforma”, ha dichiarato Orlando. La campagna di demonizzazione della magistratura, attuata dalla destra, ha avuto effetti imprevisti, distogliendo l’attenzione dall’obiettivo dichiarato della riforma.
Molti cittadini, ha riferito Orlando, hanno compreso che il vero scopo della riforma è ben diverso da quanto annunciato. “La scusa della parità tra le parti non riesce a nascondere la tentazione di un’azione punitiva”, ha accusato. La situazione si è trasformata in un derby tra magistratura e politica, con la magistratura che gode di un maggiore consenso rispetto alla politica.
Orlando ha sottolineato l’importanza di una vera riforma, affermando che “quella attuale sembra uno sfregio alla Costituzione”. Secondo lui, il sorteggio per selezionare membri di organi giudiziari è impensabile per i padri costituenti. Ha messo in evidenza la differenza tra il lavoro svolto dai fondatori della Costituzione e le modiche unilaterali attuate da alcuni parlamentari del centrodestra. “Gli italiani se ne stanno accorgendo”, ha aggiunto.
Riguardo alla percezione della giustizia in Italia, Orlando ha spiegato che non è irriformabile, ma piuttosto limitata dalle risorse disponibili. “La cura di alcune patologie è in atto da tempo”, ha detto, evidenziando miglioramenti nelle pratiche giudiziarie e la necessità di innovazione come l’informatizzazione e l’uso dell’intelligenza artificiale.
“Serve il cacciavite, per riprendere una metafora di Prodi”, ha affermato, sottolineando che i finanziamenti sono più utili delle nuove leggi. Orlando ha criticato l’approccio del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, definendolo “un’assegnazione di segnale politico alla magistratura” piuttosto che una vera riforma.
All’interno dei diversi schieramenti, Orlando ha notato una certa divisione nel fronte del Sì, dove alcuni avvocati e penalisti si sono espressi contro la riforma. Ha evidenziato che la differenza tra destra e sinistra risiede nel riconoscimento del dibattito come parte del processo decisionale.
“I colleghi che voteranno Sì sostenendo che si tratta di una nostra antica battaglia, cosa non vera, è come se si fossero svegliati oggi da un lungo sonno”, ha commentato. Orlando ha messo in discussione la reale volontà di riformare la giustizia, suggerendo che, in caso di una vittoria del No, la maggioranza potrebbe discutere su questioni concrete e necessarie senza dover ricorrere a misure estreme.
“Avessero scelto questa strada e non lo sfregio unilaterale della Costituzione, oggi non saremmo qui”, ha concluso, lanciando un appello alla responsabilità politica per affrontare i problemi reali del sistema giuridico italiano.