Approvato il Pacchetto Sicurezza dopo i fatti di Torino
Roma, 7 febbraio 2026 – Il controverso ‘pacchetto sicurezza’ è stato approvato dal Consiglio dei ministri a seguito delle recenti tensioni a Torino che hanno sollevato interrogativi sulla sicurezza pubblica e il contenuto legislativo. Drawn from a wave of public concern, the new measures are viewed as a response to rising violence, riporta Attuale.
Il pacchetto prevede modifiche significative alle normative penali, inclusi provvedimenti contro le manifestazioni violente e misure di detenzione preventiva. Le critiche non sono mancate, in particolare da esperti legali che avvertono sull’efficacia e sulla costituzionalità delle nuove disposizioni.
Giandomenico Caiazza, penalista ed ex presidente dell’Unione camere penali, ha espresso preoccupazioni su come queste leggi siano state formulate in risposta a eventi di cronaca, definendolo un “errore grave”. “Legiferare sull’onda di un fatto di cronaca senza considerare la compatibilità con il sistema giuridico è una pratica pericolosa”, ha affermato Caiazza. Inoltre, ha evidenziato il problema del fermo di polizia, sottolineando che l’adozione di misure così severe deve essere giustificata da comportamenti concreti e non solo da sospetti.
“Sottoporre a fermo qualcuno non per un comportamento in atto, ma per ciò che si immagina possa compiere, è in contrasto con i diritti di libertà sanciti dalla Costituzione”, ha aggiunto Caiazza, richiamando l’attenzione sull’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha sollevato questioni simili. La legge, nel suo contenuto, include anche un inasprimento delle pene per reati come il porto di coltelli, provocando un acceso dibattito sul potenziale ingolfamento del sistema giudiziario.
Le reazioni sono state variegate, con sostenitori del pacchetto che affermano la necessità di tutelare la sicurezza pubblica. Tuttavia, molti legali e politici avvertono dei rischi connessi a misure che potrebbero ledere le libertà civili e creare confusione nel sistema giuridico esistente. “Chi devasta beni pubblici o aggredisce poliziotti commette già reati severamente puniti. Non capisco l’illusione che comportamenti criminali possano scomparire con leggi più severe”, ha concluso Caiazza, interrogandosi sulla reale necessità di tali misure in un contesto di già alta penetrazione della legislazione penale.
Con il referendum sulla giustizia che si avvicina, il clima politico si fa teso. Accuse di tentativi di controllo dei pubblici ministeri da parte del governo sono emerse, alimentando preoccupazioni sull’indipendenza della magistratura. Caiazza ha definito tali affermazioni “una vergognosa menzogna”, sostenendo che esse servono solo a creare allarmismo tra l’opinione pubblica.