Padre dell’assassino di La Spezia: “Zouhair prova vergogna, chiedo scusa alla famiglia della vittima”

19.01.2026 01:25
Padre dell'assassino di La Spezia: “Zouhair prova vergogna, chiedo scusa alla famiglia della vittima”

Omicidio di uno studente a La Spezia: il padre dell’assassino chiede scusa alla famiglia della vittima

La Spezia, 19 gennaio 2026 – «Io e mia moglie chiediamo scusa e perdono alla famiglia del ragazzo, vorremmo incontrarli perché siamo veramente dispiaciuti». A parlare è Boulkhir Atif, il padre del 18enne Zouhair, coinvolto nell’accoltellamento mortale di Abanoub Youssef, compagno di scuola, avvenuto all’istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia, riporta Attuale.

Boulkhir, ha parlato con suo figlio?

«Dopo il fatto non l’ho più visto né sentito, credo che provi vergogna e non riesca ad affrontare né me, né la madre. Riceviamo sue notizie solo attraverso l’avvocato».

Cosa vi ha riferito il legale?

«Zouhair non aveva intenzione di ammazzarlo; magari voleva ferirlo alla gamba, ma il ragazzo si è seduto per parare il colpo e forse con questo movimento ha esposto il costato. Quando nostro figlio è stato fermato, ha consegnato subito il coltello al professore. Si è accorto di averla fatta grossa e si è arreso subito».

Conosceva la fidanzata di suo figlio?

«Solo mia moglie l’ha vista. La prima e unica volta è stato circa dieci giorni fa quando Zouhair l’ha portata a casa perché lei aveva comprato un regalino da dare in dono a mia moglie per la nascita della nostra ultima bambina».

Ha mai notato atteggiamenti strani da parte del ragazzo?

«È sempre stato tranquillo, non ci siamo mai accorti di niente. È sempre stato un figlio e un fratello premuroso. Durante la settimana, la mattina prende l’autobus e va a scuola. Nel weekend e nel periodo estivo serve ai tavoli in un ristorante di Lerici per contribuire al bilancio familiare. Non ha vizi ed è un grande camminatore. La sera aiuta i fratelli a fare i compiti per il giorno dopo. Recentemente mi ha aiutato a prenotare il mio viaggio di pellegrinaggio alla Mecca. Mai ci saremmo immaginati tutto questo».

Torniamo a venerdì mattina, il giorno della tragedia. Ha notato qualcosa di strano?

«Non l’ho visto uscire di casa, ma so che aveva programmato di andare a scuola e dopo pranzo si sarebbe recato a lavorare al ristorante».

Vi siete accorti se mancava un coltello in cucina?

«Non l’ha portato da casa, quel coltello. Potrebbe averlo acquistato in un negozio vicino all’ospedale. Abitiamo in una casa piccola, ce ne saremmo accorti se fosse mancato qualcosa, ma noi abbiamo solo coltelli più piccoli e non è di quel tipo».

Quando è arrivato in Italia suo figlio?

«Il primo a lasciare il Marocco sono stato io. Sono arrivato in Italia nel 1998, ho viaggiato tanto e poi mi sono fermato a Baccano nel 2007. Mia moglie mi ha raggiunto nel 2015 e negli anni successivi sono nati altri figli. In un primo momento, Zouhair è rimasto in Marocco con la nonna. Due anni dopo ci ha raggiunti».

Come si trovava in Italia?

«Bene, lui ama questo Paese. Ha chiesto lui di restare qua».

Ha degli amici?

«Sì, sia italiani che marocchini. Non li ha mai portati a casa per farceli conoscere. Solo ora che è successa quella tragedia alcuni sono venuti a trovarci. Anche loro sono veramente increduli e addolorati».

Qual era il sogno di suo figlio?

«Inizialmente avrebbe voluto diventare un carabiniere, poi le insegnanti lo hanno indirizzato verso la professione di elettricista».

Cosa succederà ora?

«Accetteremo ciò che il destino e Dio vorranno per noi».

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